IL ROCK LUNARE DEI GROUND WAVE (GOODBYE, ARMSTRONG)

Da il 5 giugno, 2013

foto ground waveAscoltare “Goodbye Neil” dei Ground Wave procura una sensazione simile a quella che potremmo provare accoccolati nel respiro aritmico di una persona cara una sera in cui piove e il cuore corre più veloce di quanto sappia fare la mente. Un disco post rock dolce, malinconico, a tratti spensierato, tra pericoli spaziali e culle lunari su cui addormentarsi. Pervasi dall’interesse per questo lavoro, abbiamo intervistato ben due su tre componenti della band.

Nel 2001 uscì l’album omonimo degli M83, che era come il vostro “Goodbye Neil”, un concept su un viaggio nello spazio. A quei tempi secondo la vostra biografia avevate più o meno dieci anni. Che musica ascoltavate a quei tempi? La fantascienza aveva già invaso le vostre menti?

Filippo: No.

Leonardo: M83 è un gran bel disco ma a 10 anni oltre a Star Wars sapevo ben poco sulla fantascienza. Più che gli M83 si ascoltavano gli 883.

Com’è avvenuto il passaggio da formazione rock a band post rock?

 Filippo: In maniera molto semplice, suonando. Niente è stato deciso a tavolino, ma il “passaggio”, se così lo si può chiamare, è avvenuto in maniera molto spontanea.

Leonardo: Non è stato un passaggio di formazione, ma una semplice evoluzione che ci ha portato a suonare quello che ci piace di più.

 Recenti indiscrezioni sul vostro conto affermano che in occasione del Record Store Day la vostra etichetta, la Black Vagina records, si è data all’alta moda organizzando una sfilata a cui hanno preso parte i musicisti seminudi, eravate presenti anche voi? Cosa mi raccontate della serata?

 Filippo: Ebbene si, eravamo presenti anche noi. E’ stata una serata, come dire, molto “disinibita”. La Black Vagina Records ha dato decisamente prova di meritarsi il suo nominativo.

Leonardo: Anche noi eravamo presenti all’inarrivabile sfilata della Black Vagina Records. Anche noi siamo stati dei modelli e abbiamo deliziosamente sfilato e sfoggiato i gadgets del merchandising estivo della nostra etichetta preferita. Potete immaginare che livelli ha raggiunto la serata, uomini e donne in mutande calzini e cappelli con scritto: “vagina time”.

Se da una parte nel vostro disco si apprezza la ricerca sonora, dall’altra possiamo gustare anche un suono deliziosamente home made. Come siete riusciti a raggiungere questo risultato?

Filippo: Registrandolo per l’appunto nella nostra sala prove, poiché “deliziosamente” privi dei soldi necessari per una registrazione professionale.

Leonardo: Dopo l’esperienza del primo disco abbiamo deciso che fare da soli ci avrebbe lasciato molta più libertà di espressione e sicuramente tante cose da imparare. Così ci siamo comprati tutta l’attrezzatura, quello che mancava ci è stato prestato e ci siamo messi sotto per tutta l’estate.

Il risultato è proprio quello che volevamo.

Pensate che Neil Armstrong sarebbe felice di sapere che gli avete dedicato un disco? All’inizio del mese hanno messo all’asta il suo elettrocardiogramma, sarebbe interessante campionarlo per l’inizio di un nuovo pezzo…

Filippo: Credo di si, anche se probabilmente non avrebbe apprezzato la musica in se’… ma credo che chiunque sarebbe felice nel sapere di essere d’ispirazione per qualcuno, indipendentemente dalla qualità del prodotto in questione.

Leonardo: Io credo che ne sarebbe molto felice. Non è da tutti avere un concept album dedicato interamente alla propria persona.

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