Altro che car sharing: arriva “Auting”

Da il 16 Luglio 2019

autoAvete presente il car sharing, il servizio di mobilità urbana che permette all’utente di utilizzare un veicolo su prenotazione noleggiandolo per un periodo breve e pagando in relazione all’effettivo utilizzo?

Se finora l’offerta è stata  appannaggio di società specializzate, conquistando con circa 8 mila veicoli oltre un milione di italiani, adesso una start up denominata Auting fa un ulteriore passo avanti consentendo al proprietario che utilizza poco la sua auto e intende ottimizzare le spese di manutenzione e assicurative, di metterla a disposizione di  terzi privati, a un costo minimo giornaliero di 19 euro Per aderire alla piattaforma la vettura deve avere al massimo 15 anni di vita ed essere in regola con bollo e assicurazione.

Dello stesso tenore due altre realtà: la Genial Move e la GetMyCar. Nell’ultimo caso, una volta decisa l’epoca della disponibilità, occorre portare l’auto presso un centro Parking Go, dove sarà controllata all’uscita e al rientro alla base per mezzo di un sistema automatizzato.

Tali piattaforme vanno ad aggiungersi a numerose altre, alcune ormai affermate tipo Airbnb (appartamenti) e Yescapa (camper sharing), altre in tumultuosa ascesa. E’ il caso di Garden sharing (www.gardensharing.it), cioè della messa a diposizione degli ospiti del giardino di casa per parcheggiare una roulotte o piantare una tenda. Come anche di condividere le medesime opportunità sfruttando mezzi e terreno del proponente. Il servizio, che vanta oltre 4 mila spazi in Italia, non prevede costi extra e incontra un buon successo specie tra i turisti stranieri.

C’è poi la AirHelp, una società che supporta i viaggiatori nelle richieste di risarcimenti aerei per ritardi, cancellazioni ooverbooking.  All’interno della piattaforma è possibile accedere a Lara, una sorta di avvocato virtuale in grado di valutare la fattibilità di un reclamo con annesse probabilità di successo. Da test effettuati su un campione di 16 mila casi in trenta paesi pare che la valutazione sia risultata corretta nel 96% dei casi. Non male!

Per ultimo spendiamo due righe per ByHours, la piattaforma che permette di prenotare pacchetti di 3, 6,o 12 ore in oltre 3 mila hotel di tutto il mondo, e per la sua ultima derivazione Microstay.

Nel primo caso, si acquista il pacchetto descritto al prezzo indicato; nell’altro, l’utente decide l’orario di entrata e uscita, ma paga per il tempo effettivamente utilizzato. L’offerta è evidentemente rivolta a unutenza particolare, ma chi veramente guadagna sono gli albergatori, che in questo modo riescono spesso a riempire stanze altrimenti sfitte. Quanto ai costi, abbiamo effettuato un controllo sulla città di Roma. Ebbene, per 12 ore di permanenza in un hotel a tre stelle si spendono dai 60 agli 80 euro: in pratica, la stessa cifra per l’intera giornata prenotando in media stagione su un qualsiasi motore di ricerca. Se fossimo sospettosi, la fattispecie rimanderebbe ai famosi alberghetti a ore di tante periferie. Siccome ci piace essere  asettici, prendiamo per buone le motivazioni sbandierate dalla piattaforma, che parlano di pisolini in attesa del tale volo o del desiderio impellente di una doccia rigenerante. 

Questo è quanto al momento. D’altronde, in tempi di bombardamenti mediatici, restrizioni del traffico e ricorrenti anatemi di ecologisti più o meno consapevoli, la parola d’ordine è condividere. Quindi, inutile stare a sofisticare. Ogni innovazione, per quanto strampalata appaia, va accolta positivamente: sarà poi la rete a decretarne o meno il successo.  

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