Con la nuova app saltiamo le file (ma non gli algoritmi)

Da il 2 Maggio 2019

Nell’era della digitalizzazione forsennata sembra francamente paradossale potere accedere ad alcuni servizi solo recandosi fisicamente nel luogo della fruizione. Con la missione di ottimizzare i tempi eliminando le code e riducendo i tempi di attesa nasceva nel 2016 Ufirst, una piattaforma attraverso cui fosse possibile prenotare servizi tramite il proprio dispositivo mobile o via desktop presso strutture pubbliche convenzionate (comuni, ospedali, università, banche) o acquistare accessi prioritari per aeroporti, traghetti, musei e attrazioni turistiche, in Italia e all’estero.

Il fine ultimo era la creazione di una piattaforma globale che facilitasse l’accesso ai servizi di città (Smart City) facendo risparmiare tempo agli utenti e, contestualmente, fornendo alle aziende affiliate l’opportunità di offrire servizi ad alto valore aggiunto che le rendessero più smart, competitive e con flussi di lavoro interni ottimizzati.

Bene, oggi si può dire che il progetto abbia spiccato il volo, stando agli ultimi dati aggiornati alla fine del 2018 che registravano circa un centinaio di partner, 500 mila utenti attivi, 700 mila download effettuati, accesso in circa 500 punti dislocati in 150 città europee a sette aree principali: Pubblica Amministrazione (anagrafe, ministeri, comuni, ecc.), Sanità (ospedali Asli, cliniche private, farmacie), Servizi (banche poste,Aci ecc.), Travel (musei, traghetti, trasporto pubblico, aeroporti), Divertimento (parchi, cinema, teatri), Food (ristoranti GDO), Istruzione (università).

Con l’ampliamento del portafoglio conseguente all’acquisizione di Qurami, una start-up  complementare nell’offerta, il management si è dato l’ambizioso obiettivo di raggiungere il milione di utenti per l’anno in corso.

La sfida prossima ventura è incentrata, oltre che sulla risoluzione delle carenze segnalate da diversi utenti, sullo sviluppo innovativo di fatturato e utili. A tal proposito, sono in fase avanzata di studio nuovi metodi di sfruttamento dell’immenso patrimonio di banche dati che definiscono il profilo dei consumatori, e l’implementazione di app e web in maniera che assumano ruoli più incisivi come veicoli di promozione e vendita.

Ovviamente, l’utilizzo indiscriminato di dati personali per fini di lucro indigna buona parte dell’opinione pubblica, sia per l’assenza di trasparenza che per la sua invasività. Il fatto è che il Grande Fratello ha infilato i suoi tentacoli, in forma di algoritmi, dappertutto: per cui se indignarsi è assolutamente lecito, sperare nel ravvedimento dei padroni del web appare improbabile.

A questo punto il problema è di semplice soluzione. Caro utente, ti sei fatto recapitare una pizza ai quattro formaggi a domicilio? Hai perso mezza giornata all’Inps prima che il maledetto numeretto ti ponesse a confronto con l’impiegato? Sei andato al cinema all’ultimo momento saltando la fila al botteghino di sabato pomeriggio? Insomma, hai approfittato, seppure saltuariamente di quanto messo a disposizione del progresso tecnologico e adesso dichiari che non supponevi neanche lontanamente che le simpatiche App ti avrebbero schedato e, successivamente, inondato di link e messaggi subliminali? Dunque, la colpa è tua, perché, com’è noto, l’ignoranza non è prevista dal codice civile. Per questo, ti consiglio di fartene una ragione e consolarti pensando che non è finita qui.

Il bello, infatti, deve ancora venire.

 

 

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