Guida ragionata ai borghi fantasma più belli

Da il 9 Febbraio 2020

borghi storiciL’Italia, si sa, è un paese estremamente frammentato, con i suoi 8 mila comuni e 40 mila piccoli paesi censiti. Per secoli queste realtà hanno giocato  ruoli decisivi nello sviluppo economico-sociale di un territorio come il nostro, obiettivamente difficile da addomesticare.

Risale all’inizio del secolo scorso la corsa allo spopolamento delle aree montane e rurali, a tutto beneficio di una rivoluzione industriale che prometteva un genere di vita meno sacrificato e migliori prospettive alle generazioni future. Da parte loro, terremoti devastanti e sconvolgimenti geologici accelerarono il fenomeno rendendone irreversibile il processo.

Va detto che, in anni recenti, giovani volenterosi e visionari, alcuni per scelta esistenziale, altri perché delusi dalle contraddizioni della vita cittadina, si sono rimessi in gioco riportando a nuova vita realtà altrimenti destinate all’oblio eterno. Sostenuti da amministratori lungimiranti e sfruttando le possibilità offerte dalle leggi nazionali ed europee, vanno recuperando edifici abbandonati e rivitalizzando antiche tradizioni contadine che conducano verso uno sviluppo sostenibile del territorio.

In tale ottica invitiamo il viaggiatore a tralasciare per una volta realtà prestigiose e universalmente conosciute a beneficio di un paese abbandonato,  un borgo fantasma. Siamo certi che non ve ne pentirete.

Per primo diremo di Civita di Bagnoregio, una dozzina di abitanti in tutto, situato nella Valle dei Calanchi, a poca distanza da Viterbo. Di origini etrusche, all’arrivo dei romani (265 a.C.) fu centrale nella via che univa il Tevere al lago di Bolsena. Per il suo fascino decadente, lo straordinario ponte sospeso e la posizione arroccata su uno sperone di roccia tufacea, è tra i siti più visitati e fotografati d’Italia. Purtroppo, i monitoraggi confermano un lento ma costante sgretolamento del tufo, per il cui consolidamento servirebbe un massiccio intervento finanziario. Staremo a vedere.

Craco, in provincia di Matera, è una splendida città che ha visto svuotarsi le case a partire dagli anni ’60, fino a risultare oggi completamente disabitata. La sua storia porta agli anni che vanno dal 1154 al 1168, con Eriberto primo feudatario; regnante Federico II, divenne importante centro militare, quindi, nel 1276, sede di una Universitas. Nel XV secolo la città si espanse intorno a quattro palazzi (Maronna, Grossi, Carbone e Simonetti), quindi fu feudo dei Sanseverino di Bisignano e Vergara.

Nel 1963 una grossa frana costrinse la popolazione a una prima evacuazione, seguita da quella definitiva a seguito del terremoto del 1980. Adesso il movimento franoso pare essersi stabilizzato, per cui è lecito attendersi un qualche rilancio turistico. Dal 2010 il borgo è inserito tra i ”monumenti da salvaguardare“ del World Monuments Fund.

Incastonato tra cinque speroni rocciosi dell’Aspromonte, Pontedattilo fu dapprima colonia calcidese, quindi, attorno al 640 a.C. fiorente centro economico. Sotto la dominazione di Roma divenne insediamento militare, quindi, con l’avvento dei bizantini decadde a causa delle incursioni saracene. Nel XII secolo passò ai Normanni, quindi a famiglie nobili della zona, per essere definitivamente abbandonata all’indomani del disastroso terremoto del 1783. La rinascita del borgo in anni recenti è legata al concetto di “ospitalità diffusa” e alla realizzazione di numerosi eventi artistici e culturali.

Le prime notizie su Santo Stefano di Sessanio, in provincia dell’Aquila, sono riferite dal Chronicon Vulturnense del IX secolo. In quegli anni l’opera degli ordini monastici contribuì a ripopolare le campagne, anche ad alta quota,  aumentando le terre coltivabili e favorendo la creazione di borghi fortificati. A partire dal XIII secolo, e fino al 1860, anno dell’abolizione della feudalità, la città seguì le vicende storiche di numerose baronie locali. Sotto la dominazione dei Medici di Firenze raggiunse il suo massimo sviluppo grazie alla produzione della lana carfagna“, un filato di alto pregio esportato in tutta Europa. Terremoti ed emigrazione ridussero in seguito il paese in un sito fantasma. A partire dagli anni ‘90, la rinascita: merito di un giovane imprenditore italo-svedese, Daniele Kihlgren, che, invaghitosi del posto, reperì i mezzi per realizzare un albergo diffuso all’interno di edifici abbandonati. Un’iniziativa meritoria che, unita all’insediamento di residenti fissi (115 attualmente) e alla creazione dal basso di una piccola imprenditoria commerciale, ha visto lievitare nel tempo un interessante flusso turistico.

Una citazione merita Bussano Vecchia (Sanremo). La storia di questo borgo non differisce dalle precedenti. Di epoca romana, fu sballottata tra i Conti di Ventimiglia e la Repubblica di Genova; nel XV secolo ebbe inizio il suo sviluppo edilizio che cessò brutalmente il 23 febbraio del 1887 dopo il terribile terremoto che causò decine di morti. Occorre giungere agli anni ’50 per assistere al primissimo insediamento, seppure stagionale, di artisti che nel tempo adotteranno il paese dando vita a una piccola comunità pomposamente chiamata Comunità Artistica Internazionale di Busseto Vecchia.

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