Hai mai “googlato” il tuo nome? Un head hunter sì!

Da il 2 Agosto 2019

Hai mai “googlato” il tuo nome?

Un head hunter probabilmente sì

  • Quasi la totalità degli head hunter effettua una ricerca online del candidato.
  • Cosa succede quando non hanno alcun riscontro?
  • Sull’uso del Web e dei social nel recruiting si è concentrata l’ultima ricerca di Wyser.

L’80% degli head hunter effettua una ricerca online del candidato dopo aver ricevuto il suo curriculum vitae.

  • E se per il 66,7% l’assenza del candidato in rete non ha alcun impatto,
  • per un recruiter su tre non avere riscontro online influenza negativamente la prima impressione.
  • Questo quanto emerge dallo studio di Wyser,
  • società internazionale di Gi Group specializzata nella ricerca e selezione di profili manageriali,
  • che ha coinvolto professionisti del recruiting in Italia.

“Il web offre molteplici informazioni su un candidato. Occupandoci di profili manageriali possiamo trovare ad esempio articoli o eventi relativi al candidato. Non solo Google, ma gli stessi  social sono entrati ormai nell’attività di recruiting ed head hunting

commenta Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia

LinkedIn ad esempio è un ottimo canale dove pubblicare annunci e ricevere candidature,

  • ma non si può negare, e lo conferma anche la ricerca,
  • che i social in generale siano uno strumento per raccogliere
  • maggiori informazioni sul profilo professionale del candidato.
  • Preme sottolineare come questo strumento vada, però, utilizzato secondo le regole
  • che vigono anche in sede di colloquio.
  • Ciò significa senza invadere la sfera privata del candidato,
  • del tutto irrilevante ai fine dell’assunzione,
  • e rispettando le norme non discriminatorie previste dalla deontologia della professione”.

Quindi, l’assenza dalla rete sembra non essere un ottimo biglietto da visita, ma chi invece ha un profilo social a cosa dovrebbe prestare maggiore attenzione?

Su LinkedIn, ordine, completezza e aggiornamento del profilo sono per il 61,9% le informazioni più importanti. Guardando un profilo LinkedIn, poi, il 47,6% dà valore alla coerenza delle informazioni rispetto a quelle contenuto nel curriculum vitae e il 26,2% si concentra sull’headline e sul summary. Minor attenzione viene invece posta sulle recommendation e segnalazioni (7,1%) e sull’attività di pubblicazione di post (4,8%).

Non c’è solo LinkedIn: solo il 23,9% dei recruiter dichiara infatti di non navigare sugli altri social. Ma il restante 76% quale social network preferisce consultare? Facebook è il social maggiormente visitato, indicato dal 61,9% degli head hunter, dopo LinkedIn. Instagram, invece, viene preso in considerazione solo dal 7,1% degli intervistati. Dato che sottolinea la scarsa rilevanza delle informazioni sulla vita privata nel processo di ricerca e selezione dei talenti.

Ma allora cosa cercano sui social gli head hunter? Il 45,2% si sofferma sulle caratteristiche della personalità, come apertura mentale, propensione a collaborare e senso etico; il 42,9% invece cerca conferma circa le qualifiche per il lavoro; minor importanza viene infine data agli interessi del candidato (7,1%) e alla sua capacità di esprimersi correttamente in italiano o in altre lingue (4,8%)

“Non è un caso, dato che le caratteristiche della personalità sono fondamentali per i profili manageriali – aggiunge Carlo Caporale – I cambiamenti nel mondo del lavoro e le nuove dinamiche che lo regolano fanno delle soft skill spesso le armi vincenti di manager e professionisti che si affacciano a nuove realtà”.

Attenzione! Visitando un profilo social l’head hunter può incappare anche in attività dell’utente che potrebbero portarlo ad avere un’impressione negativa. Il 69% degli intervistati non ha dubbi: contenuti volgari e offensivi sono il principale deterrente, seguiti da posizioni discriminatorie di ogni genere (40,5%).  Non solo il contenuto, ma anche la forma può impressionare negativamente un head hunter: per il 35,7% errori grammaticali e ortografici sono un campanello di allarme.

 “Credo che la parola chiave sia resposanbilità, tema su cui noi di Wyser siamo particolarmente sensibili – conclude Carlo Caporale – Essere responsabili significa essere consapevoli dell’impatto delle proprie azioni, sul posto di lavoro ma anche online, che è un ambito ancora più pubblico. Sono, quindi, contento di vedere come la sensibilità di head hunter e professionisti del recruiting non sia mancata su uno degli aspetti più rilevanti di questa ricerca”.

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