Iceberg, che passione: è questa l’ultima moda turistica

Da il 12 Agosto 2019

Sapete qual è l’ultima tendenza del turista globetrotter affamato di emozioni forti?

  • Sono gli iceberg, perbacco, le grandi montagne galleggianti che, staccandosi rovinosamente dai poli, vanno alla deriva per migliaia di chilometri prima di liquefarsi al calore delle correnti meridionali.

Dice: ma gli iceberg sono lì da sempre, dunque, qual è la novità?

La novità è che negli ultimi anni i ghiacci si stanno sciogliendo a velocità vertiginosa.

E il fatto, lungi dall’allarmare più di tanto un’opinione pubblica distratta dalle risibili esternazioni di Donald Trump e dai tour balneari di Salvinipare piuttosto intrigare sempre più larghi settori di turismo tradizionale.

E’ dunque la curiosità la molla che spinge gli avventurosi a sobbarcarsi rischiose traversate e possibili polmoniti  pur farsi un selfie  sfiorando quei giganti moribondi prima che sia troppo tardi.

Per venire incontro alle richieste dei forsennati è nato persino il sito icebergfinder.com,

che aggiorna in tempo reale la posizione degli iceberg, pubblica le immagini inviate dai fans e descrive dettagliatamente forme, dimensioni e luoghi di migliore visibilità.

Ovviamente, attorno ai 122 esemplari attualmente censiti si è avviata una piccola economia, i cui beneficiari sono soprattutto Canada, Islanda e Groenlandia.

Ma, c’è chi ha pensato più in grande.

Per esempio, nella provincia canadese del Newfoundland usano l’acqua purissima dei ghiacciai per fabbricare birra e vodka,

mentre in Goenlandia, specificatamente nel fiordo di Iliuissat,

assurto agli onori delle cronache per essere entrata a far parte del Patrimonio mondiale dell’Unesco,

si inaugurano hotel e campeggi glam.

Ad abundantiam, nel mese di giugno vi si tiene  l’Iceberg Festival,

dieci giorni di celebrazioni in onore dei signori dei ghiacci, trascorsi ad ammirare il passaggio dei giganti che si staccano dal Circolo polare e galleggiano in quel tratto di costa.

Ma, poteva un popolo di naviganti come il nostro sottrarsi al fenomeno?

Evidentemente no, almeno a prendere per buoni i dati delle agenzie che parlano di un aumento costante di richieste nell’ultimo triennio, da evadere possibilmente nei mesi di giugno/luglio per non incappare in pericolosi inconvenienti climatici.

Va anche detto che una scampagnata da quelle parti non è proprio alla portata di tutte le tasche, visto che per una settimana passata al gelo si spende sui 3-4000 euro pro capite.

Di una cosa gli scienziati sono certi: i ghiacci si sciolgono prima e si riformano parecchio in ritardo rispetto al passato. Ciò si ripercuote inevitabilmente sia sui trasporti sia sul sostentamento delle popolazioni locali, alimentato essenzialmente da caccia e pesca. Per questo, al di là delle negatività implicite nel fenomeno, il turismo rappresenta a quelle latitudini la sola alternativa che permetta una decente forma di sopravvivenza.

Ma, ancora per quanto prima che l’oceano sommerga uomini e cose?

Chi vivrà, vedrà.

Ballard si era fatto un’idea in tempi non sospetti.

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