L’intelligenza artificiale delle vacanze

Da il 24 Ottobre 2019

Parliamo di intelligenza artificiale.

Ricordate la simpatica pubblicità in cui il tour operator Alpitour sbeffeggiava l’incauto self-tourist-man?

Quella che recitava: “turista fai da te? Ahi,ahi,ahi!”?

Bene, adesso i cultori del viaggio anarchico hanno preso definitivamente il sopravvento.

Se Alpitour è riuscita in qualche modo a parare i colpi, non altrettanto si può dire di competitor importanti come Viaggi del Ventaglio, Ventana, Rallo e, più di recente Thomas Cook, spariti dalla scena turistica per colpa dei debiti  e della cattiva programmazione.

Il business delle vacanze è in grande spolvero e il giro d’affari calcolato dalla Banca Mondiale parla di un giro d’affari di 1450 miliardi di dollari, con aspettative di crescita importanti grazie all’allargamento della platea dei viaggiatori dei paesi emergenti.

L’evoluzione dell’era digitale ha dunque rivoluzionato l’identikit dei protagonisti e i colossi che hanno monopolizzato per oltre un secolo il mercato sono finiti a gambe all’aria.

Al loro posto sono spuntati dal nulla nuovi big: Airbnb, Boooking, Expedia, Uber, Ryanair, Tripadvisor, ecc., autentici supermercati del turismo virtuale a portata di tastiera, capaci di offrire prezzi molto convenienti.

Il fai da te ha avuto la sua.

La metamorfosi è stato rapidissima e molto dolorosa, tanto che, in Italia, sia il numero delle agenzie di viaggio tradizionali sia il fatturato dei tour operator di è praticamente dimezzato.

Al contrario, i giganti on-line hanno ottenuto risultati strabilianti.

Per esempio, oggi Expedia e Booking vendono 170 miliardi di servizi turistici contro i 15 del 2004, mentre Airbnb, 40 miliardi di dollari di capitalizzazione alla borsa di Wall Street, offre un letto a oltre un milione di persone al giorno e incassa oltre 100 milioni di dollari ogni 24 ore.

Una recente statistica stilata dall’associazione americana del settore certifica che solo un americano su sette, in genere anziano e a basso reddito, prenota oggi le vacanze in agenzia.

Lo stesso capita in Italia: secondo l’Istat, un misero 6,6% di connazionali si è servito delle agenzie ne 2018, contro il 50% che si è organizzato personalmente le ferie via internet.

I motivi sono quelli soliti. L’avvento dei colossi già citati ha spinto in basso il costo medio di biglietti aerei e stanze d’albergo, costringendo i vettori tradizionali ad allinearsi in qualche modo, permettendo al cliente digitale di navigare a piacimento tra migliaia di offerte più o meno allettanti.

Certo, alcuni  attori agiscono talvolta ai confini della correttezza tributaria (i numerosi procedimenti giudiziari in corso lo confermano) ed esiste sempre il rischio di beccare qualche fregatura; ma, anche lì, non è che l tour operator storici siano da meno.

Una cosa è certa: la trasformazione digitale ha cambiato gli scenari, ma la differenza non è tra l’online o l’offline, bensì tra chi riesce a cogliere le tendenze e chi arranca all’inseguimento.

Oggi, l’esigenza del viaggiatore si chiama “personalizzazione”.

In questo senso l’intelligenza artificiale sarà un supporto utilissimo nel prossimo futuro, specie se riuscirà a spingere al massimo la profilazione dell’utente, consentendogli di confrontare contemporaneamente l’offerta di un numero crescente di OTA (online travel agency).

Tale convincimento arriva dall’Osservatorio innovazione digitale del turismo del Politecnico di Milano,  introduce i cosiddetti reccomander system, cioè quei sistemi di mappatura che offrono raccomandazioni personalizzate all’utente sulla base dei suoi interessi e preferenze.

Nel congresso tenutosi nei giorni scorsi a Rimini è emerso che sono già in funzione sistemi che consigliano al turista destinazioni in linea con il suo.

E’ la cosiddetta iperpersonalizzazione genetica, una realtà fantascientifica che, per esempio, consente al soggetto, una volta stabilita la sua area di provenienza, di tornare a riscoprire la terra degli avi.

Oppure ‒ è il sistema Alexa di Amazon ‒ permette all’utente di gestire viaggi attraverso l’interazione verbale, oltre a mantenere traccia della prenotazione e, volendo, di noleggiare un auto.

Un altro ambito in espansione dell’intelligenza artificiale riguarda l’assistenza all’utente attraverso chebot, che soddisfano in soli cinque secondi all’80% delle domande standard rivolte loro dall’utente.

Altri sistemi hanno sviluppato algoritmi che scelgono il consulente più adatto per l’utente in base alla geolocalizzazione e si avviano a introdurre nuovi criteri secondo cui il consulente verrà scelto incrociando le sue caratteristiche personali con ciò che scrive l’utente.

Infine, l’ultimissimo trend nel campo dell’I.A. è il Vision Tgt 2020:Hypertime. La creazione di climi artificiali all’interno di bolle, in cui vengono ricostruite le situazioni climatiche più disparate, consentirà alle agenzie del futuro di far sperimentare al cliente armato del suo bel visore le sensazioni che proverà a una volta giunto a destinazione.

Tutto bello, dunque?

Non esattamente, considerando che per tanti comuni mortali il viaggio era e rimane un fatto emozionale.

L’intelligenza artificiale  offrirà senza dubbio alcuno un supporto al comparto, ma i rischi di standardizzazione e omogeneizzazione sono ancora eccessivi. Realtà virtuale, algoritmi, ologrammi, visori: ma, dov’è finita l’empatia? D’altronde, se pensiamo che anche la politica sta virando in quella direzione (vedi piattaforma Rousseau), non c’è da stare allegri.

Chi vivrà, vedrà.

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