In un libro, tutta la botanica della birra

Da il 22 Agosto 2019

In libreria da qualche giorno “La botanica della birra. Il manuale del perfetto botanico-birraio” di Giuseppe Caruso, il più vasto compendio botanico-brassicolo in circolazione.

  • Edito da Slow Food Editore,
  • il volume indaga nel dettaglio oltre 500 specie vegetali
  • per biochimica, gusto, storia, utilizzo ed eventuale tossicità.
  • Tutte illustrate a mano dall’autore.
  • L’Angelica archangelica è una pianta erbacea perenne dall’odore aromatico-pungente
  • e dal fusto robusto, coperto di pruina bianca, a volte un po’ arrossato.
  • Viene utilizzata in diverse birre speziate come la piemontese Baladin ma,
  • attenzione, perché ad alte quantità è tossica.

L’Arbus Unedo, invece, non è mai tossico e viene utilizzato per le fruit beer come la Jenlain della francese Duyck per quella piacevole sensazione amaricante e balsamica.

E poi c’è l’avena, che accompagna la storia della birra almeno dal Cinquecento e

oggi è utilizzata nella produzione di molte stout britanniche perché dona alla birra morbidezza, cremosità e struttura…

  • Sono oltre 500 le specie recensite dal botanico Giuseppe Caruso in La botanica della birra,
  • un volume rigoroso e prezioso assieme, che va oltre la pubblicazione tecnica
  • diventando in tutto e per tutto un libro da tavolino grazie alle bellissime illustrazioni a china realizzate di proprio pugno dall’autore.

L’opera – della collana Slow Book – descrive con piglio scientifico le specie vegetali utilizzate per fare la birra attraverso schede e box di approfondimento su usi antichi e moderni.

Ogni scheda fornisce

  1. nomenclature e classificazioni,
  2. morfologia e distribuzione geografica,
  3. il dettaglio su quali parti della pianta vengano utilizzate nella birrificazione,
  4. l’eventuale tossicità,
  5. la composizione chimica e
  6. le possibili applicazioni brassicole di ogni specie.
  • Le specie più comuni in ambito birrario e quelle più curiose
  • sono corredate da schede di approfondimento a cura di Eugenio Signoroni, curatore per Slow Food Editore della guida Birre d’Italia.
  • Per esempio, l’Althaea officinalis, che offre ai brassuer diverse possibilità di utilizzo perché «le parti radicali,
  • se bollite, possono contribuire con un sapore dolce mentre i semi, se tostati, conferiscono le stesse note del caffè…»
  1. La botanica della birra è anche un invito alla creazione di un legame forte
  2. tra prodotto e territorio, una scelta etica e funzionale, capace di trovare ottimo riscontro anche sul mercato.

Scrive l’autore nella sua introduzione:

«Una tendenza emergente è la localizzazione, la riduzione, drastica in alcuni casi, degli ingredienti brassicoli reperiti in luoghi fisicamente distanti dal birrificio.

A fronte di un’apparentemente infinita disponibilità di prodotti e ingredienti brassicoli, effetto della globalizzazione, c’è chi ritiene di gran lunga più etico, più funzionale e perfino più conveniente utilizzare prodotti locali».

La botanica della birra si chiude con un utilissimo glossario erborista per i non esperti ed è pensato per soddisfare la curiosità di un sempre più vasto pubblico di artigiani della birra casalinga ma anche le esigenze dei professionisti del settore.

Giuseppe Caruso (Catanzaro, 1953) si è laureato in Scienze Agrarie presso l’Università Cattolica di Piacenza e ha conseguito un Dottorato in Botanica Ambientale e Applicata presso l’Università Politecnica delle Marche. Insegna Scienze Naturali alle scuole superiori e ha all’attivo diverse pubblicazioni nel campo della botanica applicata.

La Botanica della birra è il primo libro con Slow Food Editore.

La Botanica della Birra

Collana Slow Book

Pagine 512

Prezzo 39,90 €

leggi anche:

Slow Food-Ce, un progetto (europeo) Slow Food

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