La montagna è diventata terra di conquista dei moderni barbari?

Da il 6 Agosto 2019

C’è stato un tempo in cui, in estate, la montagna era l’occasione per  fare il pieno di aria pura prima di tornare all’opprimente calura della città.

Gli alberghi erano appannaggio di anziani bisognosi di refrigerio che non fosse quello dei condizionatori,

e di famigliole con bimbi bisognosi di ossigenarsi dopo l’inverno trascorso tra influenze e tonsilliti.

I più ardimentosi (pochi) si avventuravano lungo splendidisentieri boschivi con l’obiettivo di raggiungere malghe e passi talvolta ancora innevati.

Gli altri vivacchiavano passeggiando senza fretta, dormendo e abbuffandosi di prodotti locali.

Era la vacanza lenta.

Bene, scordatevi tutto questo.

Adesso la montagna  ‒ ma, lo stesso vale per i laghi ‒ è diventata terra di conquista dei moderni barbari.

A bordo di camper, suv e moto di grossa cilindrata, scorrazzano impuniti sui tortuosi tornanti che assistono alle imprese dei ciclisti di professione,

fermandosi e occupando ogni possibile spiazzo libero.

Si dirà: ma, una volta giunti a destinazione, si adegueranno ai ritmi imposti nei secoli dai sacrimonti? Nemmeno per sogno.

Vestiti come in città,magari con infradito ai piedi e canotta firmata, prenderanno la prima funivia che capita,

quindi raggiungeranno quello che un tempo era un rifugio senza pretese e si strafogheranno di polentataragna, luganeghe e pessimo vino.

Una salutare pennica digestiva li cullerà fino all’ora di tornare a valle utilizzando, manco a dirlo, la medesima funivia dell’andata.

Penserete che stia esagerando.

Pare proprio di no, stando all’inchiesta del quotidiano Repubblica che raccoglie il grido di dolore di ambientalisti e semplici appassionati.

Come d’inverno, gli oltre 100 impianti dolomitici girano a pieno regime nelle dodici valli dei principali comprensori di Veneto, Trentino e Alto Adige.

Contemporaneamente, la maggioranza dei comuni ha fatto retromarcia sugli impopolari provvedimenti di chiusura al traffico dei principali passi alpini.

Va detto che quest’anno il fenomeno ha raggiunto  numeri senza precedenti, favoriti dal caldo torrido e, in parte, dall’invecchiamento della popolazione.

Si assiste così a una sorta di assedio, che presenta imbarazzanti analogie con quanto accade a Venezia o alle Cinque Terre,

la cui soluzione viene al solito rimpallata tra le diverse anime in causa senza trovare il rimedio giusto.

Mentre le città si attrezzano per salvaguardare almeno i centri storici, nei luoghi tra i più fragili del pianeta c’è una corsa a facilitare traffico e inquinamento.

Certo, seggiovie e cabinovie non inquinano; però consumano energia,

tant’è vero che, per risparmiare, in passato si mettevano in funzione solo le più strategiche, quelle che consentivano  il primo accesso alla rete di sentieri.

Alla luce di tutto ciò, associazioni ambientaliste e semplici cittadini impressionati dal dilagare dell’andazzo sono in tumulto.

Chiedono a gran voce che le istituzioni si diano da fare per regolamentare il fenomeno prima che sia troppo tardi.

La montagna già paga pesantemente gli effetti del riscaldamento globale e la salvaguardia di realtà naturalistiche

che tengono alta la considerazione del mondo verso il Paese deve essere un imperativo.

Sinceramente, è’ difficile comprendere cosa passi per la testa a gente che fugge dalla città per accalcarsi,

come a un concerto rock, con migliaia di consimili in spazi sempre più angusti sperando

di sorprendere un muflone in amore o di fotografare l’Adamello al tramonto.

Il tutto andando su e giù in ascensore. Si sono abolite le gambesono parole del presidente onorario del Mountain Wilderness

e le Dolomiti sono state trattate come un qualsiasi brand per vendere il prodotto montagna.

Affermazioni sacrosante, che non meritano ulteriori commenti. Seguitiamo pure a farci del male,

poi ci commuoviamo in tivù quando la montagna passa all’incasso distruggendo tutto ciò che incontra sul suo cammino!

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