Locali storici italiani: stranezze e star del passato

Da il 2 Luglio 2019

Hotel Victoria PesaroUn po’ di aneddotica a margine dalla Guida “Locali storici d’Italia”, presentata nei giorni scorsi a Milano.

Come non citare la lista dei debitori del Bar Jamaica di Milano? Nel 1922, poco prima della sua ascesa al potere, anche Benito Mussolini abbandonò il locale senza aver saldato il conto. Al ristorante Albergaccio a Sant’Andrea in Percussina (Firenze), tra una partita a carte con l’oste e il mugnaio, l’esiliato Niccolò Machiavelli scrisse Il Principe. Giorgio de Chirico possedeva un suo tavolino fisso al Caffè Greco di Roma. Qui il pittore sedeva puntuale per l’aperitivo, con i soldi contingentati che gli lasciava la moglie; ma con un po’ di lapis in tasca, con cui realizzava veloci schizzi e disegni per clienti e camerieri. L’obiettivo? Procurarsi qualche banconota in più da consumare seduta stante. Greta Garbo era una habitué del Grand Hotel Tremezzo, negli anni trenta, l’epoca del suo massimo fulgore. A Tremezzina, sul Lago di Como, la ricordano ancora. La sua suite in quest’albergo belle époque porta oggi il nome della Divina. Richard Wagner dal 1879 al 1883 frequentò senza soluzione di continuità il Caffè Lavena a Venezia, meditando e scrivendo, ispirato dalla vista veneziana su Piazza San Marco e sul Palazzo Ducale. Proprio qui ultimò il duetto d’amore del secondo atto di Tristano e Isotta, e lavorò al Parsifal. Scampoli di leggenda. Il premio Nobel Luigi Pirandello verso la fine degli anni venti amava invece intrattenersi nella terrazza marittima dell’Hotel Vittoria di Pesaro, affezionato a un cocktail inventato dal barman Alfredo, da lui ribattezzato ‘Calcio di mulo’ per la sua potenza alcolica.

Ancora locali storici. Molteplici le tracce del passaggio nei locali tricolori del sommo Ernest Hemingway. A Milano, nel predetto Bar Jamaica; a Verona, al ristorante 12 Apostoli assieme ad Arnoldo Mondadori; a Recco (Genova) dove gustò salame e focaccia al formaggio insieme a Ezra Pound. Oppure a Cuneo: una volta si presentò al banco del Caffè pasticceria Arione per comprare due chili di cuneesi al Rhum, da portare in regalo alla moglie in vacanza a Nizza. Al negozio Sperlari di Cremona si materializzava Giuseppe Verdi in persona (non quello stilizzato sulla banconota) per ritirare vini, bevande e prelibatezze assortite. Scendendo a Napoli, Totò era così affezionato al ristorante La Bersagliera (così veniva chiamata la proprietaria) che si fece riprendere in un filmato del cinegiornale mentre gustava spaghetti e spigola con un bicchiere di vino. Eduardo De Filippo invece desinò per anni al tavolo 19 del Ristorante Umberto; e spesso, quando recitava nel vicino teatro, chiedeva il pasto da asporto in scena.

Per concludere coi locali storici, si fa per dire, Firenze. Dalle risse tra i futuristi Marinetti Soffici al Gran Caffè Giubbe Rosse, a quel ristorante Sabatini dove Franco Zeffirelli Richard Burton, accompagnato da Elizabeth Taylor, si ritrovavano ogni sera in quel tragico novembre del 1966. Per il documentario sull’alluvione Per Firenze, diretto dal grande regista di recente scomparso.

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