Mamma, gli instagrammer (e applausi ai Navajos)

Da il 6 Novembre 2019

influencerEsiste un fenomeno che più degli altri sembra tormentare comuni cittadini, turisti tradizionali e gestori di resort sparsi ai quattro angoli del pianeta. Si tratta degli instagrammer, cioè quei soggetti che si aggirano sempre più numerosi su isolotti sperduti e nei quartieri caratteristici delle città alla ricerca dello scatto perfetto da postare tempestivamente ricevendo in cambio di like e cuoricini.

Cosa frulli nella testa di queste persone non è dato conoscere; certo è che il dottor Freud avrebbe parecchio materiale da analizzare ed, eventualmente, trasformare in teorie da tramandare ai posteri. Gli instagrammer stanno costringendo intere comunità ad attrezzarsi per rendere loro la vita difficile. Da un lato, ipotizzando fossati, cancellate e cavalli di frisia per rendere inaccessibili fisicamente nelle ore di punta (weekend, albe e tramonti) monumenti e scorci di cielo resi immortali da film e caroselli; dall’altro, ridicolizzando le pose assunte dagli scellerati postando il tutto sull’account Clubcrémieux appositamente creato per la circostanza.

All’invadenza fisica i seguaci del follower ad ogni costo si distinguono per maleducazione e scarso rispetto per numerosi luoghi emblematici. Per esempio, Chernobyl ha visto incrementare a dismisura il numero di persone convinte a rischiare la pelle in quella landa tuttora radioattiva per verificare di persona se quanto visto al cinema e in tivù corrisponda al vero. Stessa storia per Auschwitz e per il muro di Berlino, simboli di dolore e di libertà riconquistata, ridotti a banali fondali per selfie con la boccuccia a culo di gallina. Quest’ultima categoria particolarmente attiva ‒ oggi nessuno s’indigna più come dovrebbe ‒  nello sterminato campo degli anonimi insulti gratuiti e del negazionismo più becero.

Per stendere un velo pietoso sugli influencer, l’amena categoria che da anni assilla albergatori e gestori di resort a cinque stelle con richieste che promettono visibilità nelle rispettive community in cambio di alloggio, vitto e annessi. Più che di baratto, sarebbe più giusto parlare di tentativi di estorsione;  perché si è capitato l’influencer non assecondato posta per ripicca giudizi poco lusinghieri sulle strutture ammirate solo in fotografia. Con conseguenze immaginabili.

Alla luce di tutto ciò, bene ha fatto il resort filippino gestito da  italiani che ha invitato elegantemente gli influencer di tutto il mondo ad andare a lavorare, lasciando in pace la gente che investe e fatica per mandare avanti la baracca.

Dubitiamo che le iniziative paventate in precedenza ce la facciano a dissuadere l’orda che si aggira famelica, smartphone alla mano, a caccia dello scatto che potrebbe far lievitare la considerazione dei suoi seguaci, pochi o tanti che siano, nei suoi confronti. Al  momento, l’unica sarebbe copiare gli indiani Navajos che, dall’alto di una sapienza millenaria aggiornata ai nostri tempi, tentano di scoraggiare gli instagrammer più accaniti che chiedono indicazioni stradali, precisando che nelle location interessate non esistono né reti telefoniche né connessioni con la rete. Non male come idea, considerando l’assoluta dipendenza da quei supporti dei turisti più informatizzati.

Leggi anche:

http://www.oziomagazine.it/news/tour-alternativi-idee-insolite-di-viaggio-per-voi.html

About Dieffe

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *