Mattia Torre: Geppi Cucciari torna a teatro con un suo monologo

Da il 11 Gennaio 2020

Dopo decine di repliche che hanno attraversato l’Italia tra il 2018 e il 2019 Geppi Cucciari riporta a Roma Perfetta, il monologo di Mattia Torre, autore scomparso a luglio dello scorso anno. Proprio a cavallo tra le tournée della sua bella creatura teatrale. Torna a Roma la donna perfettamente “ciclica” con marito pantofolaio come una pianta, i figli impegnativi, la colf accomodante quanto imboscata, il venditore rivale acerrimo sul lavoro e una femminilità che sgomita tra testa, cuore e ormoni dalla mattina alla sera. Ritorna al Teatro Brancaccio di Roma questa rappresentazione della vera donna moderna. E resterà attuale per molto tempo questo racconto in prima persona dei famigerati ventotto giorni di vita femminile. Si divide in quattro capitoli, anzi fasi. Quattro martedì che precedono il ciclo naturale, simbolo e stato di cose che fanno di una donna i tanti ciò che è: moglie, madre, persona, lavoratrice, amica, educatrice, allieva di vita. E chi più ne ha più ne metta.

Attrice non di formazione, la Cucciari lavora molto di pancia. Dà il massimo nelle parti dove parla della vita casalinga, del quotidiano, e si lascia portare dalla penna impeccabile dell’autore nei brani più poetici e raffinati della piéce. Alle sue spalle uno spazio scenico ampio che mostra tutto il palco riempito dal colore di fondo. I cromatismi compatti intorno alla figura dell’attrice seguono tra tinte calde, fredde o acide, un’umoralità ondivaga, cangiante, ciclica.

“La donna è ciclica. L’uomo è lineare”. Sentenzia la protagonista sul palco. Insegue, sogna, perde e conquista la perfezione, ché sembra di sentire con lei, all’unisono, tutte le donne. A un paio d’anni dall’esordio in scena questo pezzo stupisce ancora per quanta attualità contenga. E quanta femminilità, scritta da uomo poi, che dovrebbe essere più o meno allo scuro di queste sfumature inconoscibili ai più del nostro genere. Torre invece alza il tappeto con leggerezza ma non spazza nessuna polvere, non ce n’è: ci prende ancora per mano, invece, accompagnandoci nel mondo interiore di una donna dove forze e debolezze, dubbi e certezze, disponibilità e rigidità, amore e odio, peccato e castità, generosità e bisogni convivono, confliggono, s’intrecciano e s’abbracciano atavicamente. Da sempre, per sempre.

“La leggerezza è l’ultimo atto politico che ci è rimasto”. Suona così una delle frasi indimenticabili di Perfetta. Uno spettacolo appoggiato sulla muscolarità di una donna sarda, coriacea e al tempo stesso fragile nel flusso di parole dell’autore. Anche lei padrona e schiava, complice e dolcemente ostaggio di un testo unico, perfetto. Destinato a diventare un classico. Certo, fa venire un po’ di lucciconi questo ritorno senza Torre. La sua protagonista rappresenta tante cose, ma da ora è anche orfana, quanto il pubblico, di un autore formidabile. Ma una volta qualcuno disse che l’arte sopravvive agli artisti, quindi Mattia Torre e le sue opere accoglieranno ancora spettatori assetati di vita, grazia e buon umore. Dopo Roma la tournée 2020 procede in diverse altre tappe da nord a sud: Faenza, Cascina, Asti, Savigliano, Varese, Napoli, Bari, Barletta, Brindisi e Taranto. Senza contare Figli, sua ultima sceneggiatura postuma, al cinema con Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea dal 23 gennaio al cinema.

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