Plastica, addio: parola di italiani

Da il 16 Maggio 2019

Tra le tante contraddizioni del nostro Paese spicca, per una volta in positivo, la questione legata all’eliminazione della plastica. Un problema di strettissima attualità, accentuato dalle sconvolgenti immagini diffuse dai media. Che certificano lo stato comatoso dei mari di mezzo mondo e ne analizzano le ricadute in termini di salute e sprechi. Perché, se la cosiddetta economia circolare del riciclo e riuso stenta a decollare, quella alimentare che si sviluppa nei mari viaggia purtroppo a gonfie vele.

Adesso gli italiani, già all’avanguardia nel riuso e riciclo dei materiali inquinanti, si sono messi in mente di diventare plastic free. Anticipando la direttiva comunitaria che vieta l’utilizzo di plastiche monouso a partire dal 2021. Per far ciò, è stata lanciata lanciato una grande campagna,  Italia plastic free challange. Con l’intento di ridurre a zero l’uso delle mono-plastiche. In assenza di direttive nazionali, peraltro superflue stante la presenza in divenire di quella comunitaria, si viaggia in ordine sparso. Se la maggior parte delle amministrazioni pubbliche limitano  l’interdittiva ai propri uffici, alle mense e alle scuole, altre l’allargano a sagre e festicciole nei parchi. Altre ancora, più tiepide, si raccomandano alla coscienza dei rivenditori.

Spulciando l’elenco delle località virtuose vengono capovolti vecchi assunti. Per esempio il Sud che, com’è noto, paga atavici ritardi nella costruzione di impianti specifici, è presente con realtà di grandi proporzioni (Taranto, Palermo). Questi comuni, assieme alla Valle d’Aosta e ad altri sparsi a macchia di leopardo per la penisola, hanno imposto il divieto assoluto per tutti. Compresi pub, ristoranti e supermarket. Applicando, se il caso, pepate sanzioni a carico dei trasgressori.

Ovviamente, le località di villeggiatura, da quelle più fashion alle altre, non sono rimaste a guardare. E singolarmente o di concerto con varie associazioni di categoria e consorzi di balneatori, hanno deciso autonomamente di bandito per sempre piatti, bicchieri e cannucce dai rispettivi lidi. Plastica, arrivederci.

Insomma, pare che il cittadino medio abbia finalmente compreso i termini del problema e sia disposto a piegarsi senza lagnarsi a ciò gli viene richiesto, D’altronde non risulta che ci siano stati mugugni o sommosse al momento di sostituire i sacchetti per alimenti con i nuovi biodegradabili o compostabili. Anzi, si sono moltiplicati i comitati spontanei di quartiere che spazzano i marciapiedi sotto casa o che raccolgono rifiuti sulla battigia. Si sono inaugurati negozi free un po’ dappertutto. Si è mossa persino la COOP alimentare.

Certo, la mossa dell’Europa rappresenta una voce minima nello scacchiere mondiale dei rifiuti. Con sterminati territori, India e Africa per prime, che il problema non se lo pongono affatto, avendo ben altre incombenze da risolvere. E, anche se volessero, non saprebbero proprio come risolverlo.

Tutto inutile dunque? Forse no, se si ripartisse dall’educazione dei più piccoli, inculcando in essi il rispetto nei confronti della natura e del prossimo. Al limite, per quanto cruda, si potrebbe costringerli a condividere con gli adulti. Non il consueto filmaccio di mostri e avangers, ma uno dei tanti reportage sulle maledette isole galleggianti o su come è ridotto l’intestino di un balenottero costretto a cibarsi di plastica.

 

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