Attenti ai cacciatori di farfalle

Da il 5 Maggio 2019

Dopo le zanne di elefante, le pinne di squalo, l’olio di foca e balena,
un nuovo prodotto sembra essere entrato nel paniere di certi
moderni bracconieri. Si tratta della Zerynthia Cassandra
dell’Elba, meglio nota ai non addetti ai lavori come farfalla di San
Piero. E’ quanto riferisce in una nota Legambiente Toscana,
preoccupata per la riscontrata diminuzione degli esemplari, solo in
parte dovute alla carenza di piante nutrici deputate al nutrimento
delle larve del lepidottero, le Aristolochie.
Alla scarsità del vegetale si accompagnerebbe un vero e proprio
assalto alla Zerynthia, un articolo offerto dai cacciatori, in rete o
attraverso il passa-parola, a prezzi di assoluto realizzo. In media, 40
euro per coppia contro i 5 euro di certe consorelle tipiche di altre
zone della penisola. Trattandosi di autentiche rarità, la fattispecie
conduce a ipotizzare un’offerta sul mercato di parecchio superiore
rispetto al recente passato.

Se confermata, la notizia contrasterebbe con i risultati di uno studio
interdisciplinare condotto da biologi dell’Università di Firenze, dalla
stessa Legambiente e dall’Associazione Culturale Le Macinelle, con
l’obiettivo di salvaguardare il particolarissimo micro-habitat della
zona in vista di un possibile allargamento all’interno del Parco
Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Lo studio concludeva con un
giudizio ottimistico sul futuro della specie ‒ endemica di quel
piccolo lembo di terra ‒ grazie alla scoperta di ulteriori piantagioni
di Aristolochia e a una più accurata cura della macchia esistente.
Per dare un senso alla sua unicità, giova forse ricordare che, dopo
un periodo di assenza che perdurava dai lontani anni Trenta, la
Zerynthia Cassandra Linnea è stata riscoperta di recente, nel 2008,
per essere successivamente catalogata dagli studiosi come specie
endemica dell’Elba.
Ricordiamo altresì che la zona interessata è al momento circoscritta
a soli 4 chilometri quadrati situati alle pendici del monte
Capanne. Un’area soggetta a frequenti incendi e parzialmente posta
fuori del perimetro del Parco. Bene, se alle calamità naturali adesso
dobbiamo aggiungere l’avidità di cacciatori armati di retine siamo
alla frutta.
Dove sono finiti i tempi in cui sfogavamo la noia pomeridiana
inseguendo lepidotteri di ogni genere e forma, da catalogare con
cura maniacale nella nostra piccola raccolta, per poi confrontarla
con quelle di altri marmocchi e, se il caso, sventolarla sotto il naso
delle ragazzette del vicinato? Certo, quelle erano farfalle di poco
conto, almeno credo, ma, a ripensarci, non dovremmo forse
considerarci precursori dei moderni bracconieri?
Se il danno è fatto, la speranza è che il nuovo business plachi la
furia devastatrice dei piromani, consapevoli o sbadati incendiari da
barbecue, che all’arrivo della bella stagione s’incaricano di
incenerire boschi e foreste del Bel Paese.

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