Una serata meravigliosa in compagnia di Laurent Petitgand

Da il 4 Maggio 2019

Siamo stati a sentire il concerto, meraviglioso, che Laurent Petitgand, musicista francese a tutto tondo che ha composto le colonne sonore di tanti film di Wim Wenders (compreso l’ultimo su Papa Francesco), ha tenuto a Crecchio, in Abruzzo. In una struttura davvero incantevole: l’Auditorium Santa Maria da Piedi, un’antica chiesa sconsacrata proprio alla fine del corso principale del centro storico. L’evento si è svolto la sera del primo maggio, nel quadro di Artinvita, Festival internazionale degli Abruzzi; e ha lasciato tutti a bocca aperta. Così potente e così lirica la tavolozza delle emozioni evocate dalla sua performance: un viaggio nel suo universo sonoro con divagazioni e commistioni poetiche, video e di danza contemporanea. E con l’encomiabile coinvolgimento di tanti talenti del territorio. “Lavoro come un artigiano, come un pittore metto il colore nella musica: è il modo che ho trovato lavorando con Wim Wenders – ci ha raccontato Petitgand -. Dobbiamo restare umili: io suonerei anche in strada davanti a un cane”. Contestualmente è stata inaugurata la mostra audiovisiva “Il mestiere di vivere” di Marco Cicolini e Noemi Verrina.
Queste alcune delle sensazioni cristallizzate a caldo.

“La cicatrice indefessa tra i mattoni di terracotta è uno spiraglio di lieta speranza.

Assaporiamo il contrasto con la storia, il sottovuoto carico di elettrico rock-lirico.

Un’estasi paralizza la cattedrale dell’anima e sussurra a voce alta il ricamo sottile che scivola tra le nostre mani.

Mani che si abbracciano.

Mani identikit.

Mani piene .

Mani vuote.

Polpastrelli che picchiettano gli strumenti a corda  e pizzicano la composizione iridescente dell’arte-vita.

Artigianalità.

Percorsi che si intrecciano su un tessuto armonico decontestualizzato, tra danza, musica, arte visiva e riconoscenza.

Arte come talismano, come divinazione, come lettura, come “magia”, come risveglio, come lotta, come dono, come fustigazione, come ascesa,

come paradiso,

come verticalità,

come fortuna di essere “sentita”.

Un melograno di polpa,

un alveare di note,

una sorgente infinita”.

About Mariangela Gaspari

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