Valle d’Aosta, una delle meraviglie d’Italia

Da il 19 Ottobre 2019

Valle d'Aosta

Valle D’aosta

L’autunno stenta a farsi vivo e autorizza tanti a mettersi ancora in viaggio verso una delle infinite meraviglie che costellano il Paese. Tra i tanti, oggi suggeriamo una visita alla Valle d’Aosta.

Il capoluogo regionale della Valle d’Aosta è situato al centro della regione, in un’ampia pianura circondata da alte montagne:

  • il Grand Combin e il Mont Velan a nord, il Mont Emilius e la Becca di Nona a sud, la Testa di Rutor a ovest.

Trovandosi alla confluenza delle strade che portano in Francia e Svizzera attraverso i trafori del Monte Bianco e del Gran San Bernardo, può essere considerata a tutti gli effetti un crocevia d’Europa.

Fondata nel 25 a.c. dai Romani nel punto in cui la Dora Baltea incontra il torrente Buthier e la valle raggiunge la massima ampiezza regalando uno scenario naturale di grande impatto, Aosta offre al visitatore numerose proposte culturali all’insegna della storia e dell’arte.

Testimonianze di epoca romana sono l’Arco di Augusto, la Porta Praetoria, il Teatro tomano, il Criptoportico forense e il perimetro quasi completo della cinta muraria.

La Cattedrale e la chiesa Collegiata di sant’Orso sono capolavori di epoca medioevale che racchiudono opere d’arte di rilievo:

  • mosaici pavimentali, affreschi ottoniano nel sottotetto, coro lignea e Museo del Tesoro nella Cattedrale; affreschi, coro ligneo e chiostro a Sant’Orso.
  • Ovviamente, la città è piena di elementi architettonici e artistici meno noti: antiche strade, fontanili, lavatoi, cappelle votive, meridiane e abitazioni storiche, contribuiscono a renderne interessante la visita.

Da non mancare assolutamente una sosta nell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, un sito archeologico esteso per circa un ettaro che offre testimonianze di cinque millenni di storia, dalla fine del Neolitico ai giorni nostri.

Non si tratta di una necropoli o di singole tombe dolmeniche, ma di una larga area sacra destinata ad essere sede di sepoltura e manifestazioni legate al culto.

Il percorso espositivo situato al suo interno si sviluppa con una discesa temporale dall’oggi alla preistoria: lungo il tragitto, costellato con immagini riferite alla storia umana, le passerelle conducono, scendendo a sei metri sotto il livello stradale, al sito archeologico vero e proprio.

Qui un ambiente grandioso si apre alla visione complessiva delle sei sezioni in cui si articola il percorso stesso;

  1. in ordine cronologico, è possibile apprezzare tracce di un’aratura propiziatoria corredata dalla semina rituale di denti umani,
  2. 24 pali totemici in legno, progressivamente affiancati e poi sostituiti da 46 imponenti stele antropomorfe che rappresentano la prima vera manifestazione di megalitismo nell’area.

La destinazione d’uso diventa nettamente funeraria con le prime tombe megalitiche, probabilmente occupate da famiglie eminenti, costruite totalmente fuori terra.

A catturare ancor più l’interesse del visitatore, lungo l’intero percorso è stato installato un sistema di illuminazione che muta gradualmente con il trascorrere delle ore del giorno.

Che dire: un’esperienza tutta da vivere, appassionante e ricca di emozioni.

Se avete tempo a disposizione e volete approfondire la conoscenza delle meraviglie offerte dalla Valle, a un quarto d’ora dal capoluogo c’è Saint-Pierre, con il Castello Sarriod de La Tour, uno dei più antichi tra le decine che la regione annovera.

Proseguendo verso Cogne, in prossimità del villaggio di Aymaville, sorge un ponte-acquedotto di epoca romana: una grandiosa opera in muratura e blocchi di pietra da taglio, alta 56 metri per 50 di lunghezza.

Accanto all’opera, che ha subito negli ultimi anni un sostanzioso restauro conservativo, è stato affiancato un suggestivo percorso di visita.

Lasciata Aymaville, il consiglio è di proseguire fino al Castello Reale di Sarre, situato su un promontorio che domina la piana aostana.

Costruito nel 1710 da Giovanni Francesco Ferrod di Arvier sui resti di una casa-forte del 1242, dopo vari passaggi di proprietà fu acquistato nel 1869 dal re Vittorio Emanuele II, che lo ristrutturò per destinarlo a casina di caccia.

Il suo successore Umberto I, pur mantenendone la destinazione venatoria, lo rinnovò internamente al fine di utilizzarlo come residenza estiva.

Infine, nel 1989 il castello, che a tutti gli effetti può essere considerato un museo della presenza sabauda nel territorio, passò alla Regione Valle d’Aosta, che la restaurò interamente, rendendola fruibile alla popolazione.

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