L’ARTE DI SQUARCIARE IL SIPARIO QUOTIDIANO DELLE POSE

Da il 6 febbraio, 2012
La fotografia diventa arte quando l’obiettivo squarcia con il suo click il sipario delle pose, quando la mano guida la macchina verso tutto ciò che non colpisce l’occhio immediatamente.
L’arte di mettere a fuoco particolari e dettagli, la magia di ingrandire piccoli scenari, il gioco delle geometrie, il coraggio di stravolgere le inquadrature della nostra quotidianità.
Roma, 2011
Stefano Pavone è nato a Mutignano, un piccolo borgo racchiuso tra le colline di Pineto. Attualmente vive a Borgo Santa Maria, un altro borgo sempre nel comune di Pineto. Il suo lavoro artistico, oramai, si sta facendo conoscere grazie a diverse mostre in giro per la penisola, con eventi organizzati in città come Roma e Napoli.
Ma anche se i suoi scatti volano lontano e le sue immagini ispirano dibattiti, la sua ricerca artistica continua ad essere ispirata da ciò che più ci è vicino, facendo fuoco sulle piccole storie che ci troviamo ogni giorno sotto gli occhi.
Spinaceto, campo rom, 2011      Scanno, 2011
Roma, Trastevere, 2011      Cocullo, 2011
Ciò che interessa di più a Stefano è l’uomo, le sue storie, i piccoli gesti, l’immortalare il movimento impercettibile di un’espressione, il tratto inconfidibile del tempo sul viso degli anziani – grandi protagonisti delle sue foto.
Le rughe solcano la mappa del tempo, e raccontano una storia, una vita. Le luci si increspano sulle piccole onde della pelle che si piega, il movimento delle rughe su un volto disegna i chiaroscuri nella storia di una vita.
Così lui, anzichè nasconderle, le esalta e ne fa lo strumento della sua originalissima estetica.
Stefano ha iniziato a fotografare per gioco, partendo da una piccola e modesta compatta, di quelle che noi tutti possediamo. Successivamente ha iniziato a maneggiare macchine diverse e professionali, apprendendo trucchi e tecniche da solo, nella tanto agognata solitudine dell’artista. Oggi lavora con una Canon 7 D.
Bussi, 2011
Lanciano, 2011
Spinaceto, campo rom, 2010
Pescara, 2011 
Lo stesso Stefano, nella nota biografica inserita presso il sito “Fotocommunity.it”, ammette che per lui il colore nella foto è una “distrazione” per l’osservatore.
Il suo obiettivo è puntato verso le storie di vita, l’umano, racchiudendo in uno scatto una vita intera.
Questa è la sua sfida.
Ciò che caratterizza i suoi scatti è un particolare uso del bianco e nero, grazie al quale i soggetti sembrano immersi in un’atmosfera onirica e sognante
Pescara, 2009
Pescara, 2011
Una sfida che, a quanto pare, ha raccolto un buon consenso. Stefano, infatti, ha vinto già alcuni premi. Tra questi bisogna ricordare la vittoria del contest europeo organizzato dal sito di fotografia Fotocommunity, dal quale è stato poi segnalato come fotografo del mese.
Lo scorso gennaio, presso il Teatro Bellini di Napoli, si è tenuta una mostra con i suoi scatti dal titolo “Roma brucia”, dove sono state raccolte le immagini immortalate durante la manifestazione degli Indignados il 15 ottobre 2011 a Roma. Le stesse sono state sfruttate come spunti di discussione in occasione del dibattito che ha chiuso l’evento.
Roma, 15 ottobre 2011
Stefano Pavone, insomma, è il tipico fotografo talentuoso e appassionato, che partorisce oggetti artistici di straordinaria bellezza e potenza, in maniera inconscia e naturale.
E’ il classico artista che riesce perchè il suo obiettivo non è sfondare ma creare, non è guadagnare ma imparare e scoprire, senza alcuna presunzione.
Eppure, impossibie negarlo, le sue immagini a volte portano il ritmo di una musica che non puoi fare a meno di ballare.
Pineto, 2011
Viene voglia di scoprire chi si nasconde sotto questi scatti, questi squarci nella vita e l’uomo e il mondo, che a vederli tanto ci sorprendono. Sicuramente a tutti verrà in mente qualche stiloso ragazzotto pescarese, che se ne va in giro sfoggiando i suoi pantaloni in linea con l’occhialettto trandy – e magari ci vede benissimo – in linea coi guanti e i lacci delle scarpe e con la tracolla della milionaria macchinetta fotografica che ostenta durante le serate di gala della movida a corso Manthonè. Niente di tutto ciò.
Tant’è che il suo scatto preferito ritrae un bambino rom il quale – come scrive nella già citata biografia – “sembra quasi che rimanga piccolo e innocente nel tempo”.
Spinaceto, campo rom, 2010
Ilaria Paluzzi
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