A «CONVERS-ART» FLAVIO SCIOLÈ, L’ANTI-ARTISTA

Da il 30 ottobre, 2012

La rinfrancante sensazione “di essere dall’altra parte” è ciò che fa di Flavio Sciolè, l’iconoclasta Flavio Sciolè, un anti-artista: sia che siate “classicisti” e riteniate l’artista colui che tende al “bello” oppure, figli di questo secolo, e concepiate l’artista come un libero creativo legato ad un “brand” di riconoscibilità. A Flavio Sciolè non interessa la perfezione, poiché essa è un’astrazione e non esiste in natura ; in quanto alla bellezza: essa fiorisce in seno alla verità; la bellezza è il fiore che spunta nel fango, quando l’intelletto è predisposto a cogliere la realtà per ciò che essa è nell’istante della contemplazione, e non per ciò che essa è stata, o potrebbe essere.

L’uomo di Flavio Sciolè è un laico spirito velleitario, prigioniero di una carcassa pesante e limitante,  in grado di concepire e desiderare una sublimazione che, per sua stessa natura, gli è impossibile di ottenere.

Il corpo è un caduco feticcio di materia, ingombrante, intollerabilmente limitato. Sciolè si serve di alcuni espedienti tecnici perché la comunicazione, “l’istanza” giunga al fruitore irritante così com’è stata concepita: l’uso pressoché esclusivo del primo piano, l’estrema lentezza dei movimenti e soprattutto la scelta di un linguaggio composto di poche parole chiave, ripetute, sillabate, masticate allo strenuo. Tutto questo rientra nel meccanismo dell’inceppamento, fisico e vocale, nella ricerca inesausta e indulgente dell’errore,  volta ad amplificare la goffaggine della natura umana in rapporto alle convenzioni che essa stessa dispone, allo scopo di occultare la propria, malcelata, fluida, bestialità (La Natura è morta ).

L’uomo si crogiola nell’illusione di poter stabilire un controllo, ma non è il mondo circostante che interessa Sciolè, teso ad analizzare l’antico dualismo spirito-materia in una prospettiva laica e soggettiva:  la malattia, la decadenza, la morte … sono le ferite che squarciando il nostro involucro, rivelano l’irrisorietà di questo presunto potere. Ciò che consuma il corpo consuma anche lo spirito, degenerando in un sentimento di frustrazione che si manifesta nel rifiuto del valore della vita stessa. La gestualità che annaspa nel mare dell’impotenza, si trasforma in dissacrazione violenta; l’espressione che si contorce in una smorfia di dolore viene negata, bendata, distorta: Il posticcio è l’unico mezzo a disposizione per contenere l’inaccettabile declino, dunque violenza, maschere e in un’ultima istanza, il rifugio nell’immortalità dell’Arte (Decline, Decadence & death).

L’anti-artista Flavio Sciolè rifugge la post-produzione, scegliendo immagini crude, asciutte, essenziali…  idonee ad ottenere una presentazione, piuttosto che una rappresentazione, della folgorante e nuda verità: l’abito delle associazioni, degli orpelli, dei significati posticci è caduto, e ciò che resta agli occhi attoniti della mente è lo spettacolo di sostanzialità della realtà che viviamo e delle cose che la compongono. Nessuna delle nostre importantissime attribuzioni partecipa alla definizione della natura effettiva delle cose, in alcun modo raccontano della loro esistenza sulla terra, ma come in un catalogo, la ricerca di un “senso” è necessaria all’uomo per definire, ordinare e non ultimo, giustificare presenza esteriori, nel mondo egocentrico degli uomini.

Convers-ART nasce allo scopo di sottrarre al canone “mostra” il privilegio del discorso sull’arte, mediato e talvolta distorto. Convers-ART intende restituire all’artista, al creativo la parole e creare un filo diretto con il fruitore, restituendo alla comunicazione i suoi due originali soggetti, mittente e destinatario, rispetto ai quali la voce del tecnico è un’interferenza.

(Appuntamento sabato pomeriggio a Montesilvano Colle).

Convers-ART – l’anti-artista performativo Flavio Sciolè

A cura di Roberta D’Intinosante

Sabato 3 Novembre 2012 ore 18:00

@ BR-1 Cultural space (Galleria Pep Marchegiani)

Largo Belvedere, Montesilvano Colle (PE)

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