AFRICA 2.0: SE IL NON PROFIT SI FA TECNO

Da il 10 dicembre, 2014

albac15 borse di studio per chi vuole cooperare

 Là dove l’Africa è ancora sofferente o lontana dal contemporaneo, ecco come l’uso del web crea un nuovo modo di fare cooperazione, dove le organizzazioni saranno più aperte, collaboreranno e comunicheranno con la propria community di sostenitori grazie ai social, e metteranno in comune banche dati open.

A raccontarvi tutto questo, la mia chiacchierata con Fabrizio Furchì, un giovane torinese che ho conosciuto qualche anno fa nel backstage degli Mtv days, mentre intervistava cantanti e rapper. Beh, oggi è il Communication Designer di Ong 2.0, un nuovo approccio alla Grande Africa. In pratica, si occupa di progetti di visualizzazione, innovazione e design che mettono in contatto il mondo del non profit con quello della tecnologia e del web. A luglio è stato in Tanzania, e a Zanzibar, collaborando con la ong Acra CCS e il coworking milanese Impact Hub, per lo studio di un fablab low technology in cui gli artigiani zanzibarini e la popolazione possano usare macchine per lavorare la plastica riciclata.

Sei ancora in Burundi per un progetto che rende il mondo della cooperazione consapevole delle potenzialità del web, raccontaci.

Sono qui per seguire un progetto di Crowdmapping sulle attività del Centre Seruka, un centro di aiuto medico, psicologico e legale per le donne che hanno subito violenze sessuali a Bujumbura – la capitale – e nelle province circostanti. Il progetto è supportato dalla ong italiana CCM. Attraverso l’invio di sms, le donne violate potranno segnalare l’accaduto e ricevere già a distanza informazioni importanti per poter essere aiutate. Inoltre questi messaggi verranno mappati su una pagina web, per poter comunicare nel dettaglio una realtà drammatica, fin troppo diffusa nel paese dopo gli anni della guerra.

Non è un paradosso parlare di nuove tecnologie in paesi in via di sviluppo, quanti hanno davvero accesso a questo tipo di strumenti?

Non è un paradosso: l’Africa non è più quella terra selvaggia e incontaminata che ancora abita il nostro immaginario. Due terzi delle connessioni mondiali vengono da paesi in via di sviluppo e il mobile payment è molto più sviluppato in Kenya di quanto non lo sia in Italia.
Certo, la tecnologia in Africa spesso manca di infrastrutture solide a cui appoggiarsi. Connessioni ballerine e blackout rendono lo sviluppo tecnologico una realtà a macchia di leopardo. Ma allo stesso tempo anche in Burundi, uno degli stati in maggiore difficoltà economica del continente, si possono trovare telefonini GSM a 10 €. Le ricariche degli operatori telefonici vengono vendute a quasi ogni angolo di strada.
Insomma, l’Africa è dinamica, molto ricettiva e sempre alla ricerca di soluzioni nuove da poter adattare e modificare. Piano piano nascerà anche qui una cultura digitale di massa. In paesi più pacifici o economicamente più avanzati, come Kenya, Tanzania, Nigeria o Sudafrica c’è già.
Come si forma una nuova generazione che sappia conciliare internet con il mondo della cooperazione?

Con pazienza, sapendo che l’innovazione ha bisogno di tempo e costanza per mostrare i suoi frutti. Ma soprattutto con un atteggiamento concreto.
Le nuove tecnologie danno vantaggi oggettivi per potersi connettere, contattare e scambiare dati e informazioni sui progetti. Hanno aperto ai cooperanti sistemi di mappatura che un tempo erano privilegio di pochi.
Allo stesso tempo però, i progetti tecnologici nella cooperazione hanno bisogno di staff preparato e di progetti che superino l’entusiasmo dei fondi iniziali, ma mirino alla sostenibilità a lungo termine. Inserire l’uso dei social o delle ICT4D, perchè si pensa che sia più facile vincere i bandi, è una pessima strategia.
Raccontaci dei primi progetti di formazione. Di cosa ti stai occupando nello specifico?

Qui in Burundi sto lavorando su FrontlineSMS, un software gratuito che permette, con una semplice chiavetta internet o un cellulare di vecchia generazione, di costruire un centro di risposta e invio di SMS a grandi gruppi di persone. Abbiamo connesso Frontline a Ushahidi, un altro software open, che permette di mappare report provenienti da varie fonti digitali, come le mail, twitter o gli sms di molte persone, e di visualizzarli su una pagina web.
Dopo aver messo in piedi la piattaforma iniziale, mi occuperò del training con lo staff di Centre Seruka che lavora sulla sensibilizzazione, perchè possano utilizzarlo come ulteriore canale di aiuto alle vittime di violenza, ma sappiano anche districarsi tra eventuali problemi e imprevisti di utilizzo.

Prossimi progetti?

Da febbraio partiremo con un corso online introduttivo sulle ICT4D, che durerà fino a giugno.

La didattica affronterà i principali aspetti in cui le tecnologie hanno portato dei benefici diretti sul campo, a partire da applicazione legate all’agricoltura, alla salute, alle emergenze umanitarie, alla valutazione diretta dei progetti e alla comunicazione dei dati in rete.
Il corso è in inglese ed è rivolto a tutti coloro che operano o vogliono operare nella cooperazione internazionale, portando innovazione in questo settore.
Ci saranno 15 borse di studio disponibili per poter frequentare l’intero corso gratuitamente. Tutte le informazioni per potersi iscrivere si trovano sul nostro sito http://www.ong2zero.org

 

 

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