INTERVISTA, DAL FUTURO, A RICCARDO LUNA

Da il 25 ottobre, 2014

dddOzio Magazine incontra Riccardo Luna, il campione digitale del Governo, a pochi giorni dal successo della seconda edizione del suo Maker Faire Rome.

In attesa della macchina che si ‘autoguida’ verso la scuola mentre noi finiamo di truccarci e nostro figlio sul sedile di dietro finisce di fare i compiti, andiamo a toccare tutto il futuro che c’è alla Maker Faire di Roma: la fiera degli inventori, dei creativi, e degli artigiani innovativi. Catapultati sostanzialmente in Ritorno al futuro 4, dove il caro ‘Doc’ non è un anziano scienziato pazzo con i capelli bianchi ma nella stragrande maggioranza dei casi un giovane inventore di talento talvolta non ancora uscito dal liceo.

Il successo di questa seconda edizione europea di ‘Maker Faire Rome’, – che ha avuto a disposizione circa settantamila metri quadrati con 600 invenzioni, dal 3 al 6 ottobre, all’Auditorium Parco della Musica – è stato enorme ed era annunciato. Oltre 90mila presenze totali e un vero popolo di nerd in erba: 15mila bambini si sono divertiti a costruire lampade, a familiarizzare con fili e batterie, circuiti elettrici e mini‐robot nei 360 laboratori dedicati a loro.

Un percorso fatto di assaggi di tecnologia, sperimentazione, workshop e laboratori; dai temi più divertenti a quelli che avvicinano la tecnologia al sociale con App, per esempio, che aiutano la comunicazione tra i cittadini in caso di terremoto. Insomma l’utente che si avvicina alla ricerca scientifica in carne ed ossa; ed è soprattutto una, la domanda ricorrente e quasi ossessiva di fronte alle nuove invenzioni: “potrò usarla anch’io?”.

E a muoversi tra un robot, un drone e una stampante 3D si respira un’aria da terza rivoluzione industriale, ma anche di ‘sogno’, perché lo slancio dell’inventore contiene sempre un qualcosa di utopico. E non è un’esagerazione perché ormai la rivoluzione digitale viene sentita come un vero ‘movimento’. E chissà se tra tutta questa energia giovane, qualcuno diventerà imprenditore creando sviluppo e nuove occupazioni.

Ozio Magazine intervista Riccardo Luna, Digital champion del governo, che assieme al cofondatore di Arduino, Massimo Banzi, ha curato con anima e cuore questa enorme officina dell’innovazione.

Riccardo Luna, può essere soddisfatto dei risultati?   

  “Sono molto contento, sì, è stata la Maker Faire che sognavo: la più grande fiera del digital manufacturing e dei nuovi creativi con il meglio di ciò che noi vogliamo chiamare ‘make in Italy’, ma anche una grande festa popolare con un pubblico veramente eterogeneo”.

L’informatica e la tecnologia non sono più solo per smanettoni o nerd e si avvicinano sempre di più al quotidiano. Perché? Non sarà mica tutto merito del signor Steve Jobs?

“No, non credo sia tutto merito di Apple. E’ diventato tutto più facile e meno costoso. ‘Arduino’ può usarlo anche un bambino, e credo che quella del fare ed dell’inventare sia proprio un’attitudine naturale dell’uomo. Un bambino di fronte ad un gioco ha il desiderio di smontarlo e vedere cosa c’è dentro e come funziona”.

L’innovazione tecnologica supporta qualsiasi campo e disciplina, dalla musica all’editoria; dallo sviluppo del territorio al turismo e all’agricoltura, dai musei agli indispensabili archivi digitali. Eppure si trovano ancora tante resistenze…                       “Certamente ci sono ancora molte resistenze, l’innovazione non viene messa al primo posto in Italia. Credo che ci siano ancora tante zone d’ombra, oltre alla paura del nuovo; si dovrebbe capire però che il lato scuro delle cose si controlla anche conoscendole meglio. Bisogna conoscere i pericoli ma anche le grandi opportunità” .

La tecnologia è di destra o di sinistra?

“Sono argomenti di tutto il paese. Quella della Maker Faire è stata una celebrazione dell’impegno di chi ci prova, per un paese che vuole uscire dalla crisi attraverso un grande sforzo collettivo”.

E questo è davvero tangibile passeggiando tra gli stand degli artigiani hi-tech. Ed è emblematica e quasi sovversiva l’immagine di una signora anziana – che impara da una ragazza giovanissima – con una cuffia in testa e la mano su un apposito ‘misuratore di paura’ del progetto ‘Be Brave’, che affida ad una macchina il compito di stilare il profilo del proprio coraggio… Coniglio, iena, cigno o leone? Lei è un Cigno, “che sa accettare la grazia portata dal cambiamento”. Ecco, forse il nostro paese deve diventare Cigno.  Cambiare i modelli produttivi forse è sempre doloroso, in qualunque epoca, ma si è in buona fede ad andare verso la democratizzazione della manifattura (come l’ha definita Jeremy Rifkin, economista e attivista statunitense), e forse si è in buona fede anche ad aver paura che si passi semplicemente da vecchi a nuovi monopoli. Qui l’impressione però non è quella della macchina che annienta l’uomo e la sua creatività. Staremo a vedere. Il cielo è sereno e il sole brilla sull’orgoglio nerd, che da tempo è uscito dai garage ed è completamente allo scoperto. Vorremo bere qualcosa al bar e magari pagare con Bitcoin, ma torniamo bruscamente alla realtà, il bar dell’Auditorium non è ancora pronto.

About Francesca Ventura Piselli

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