LONDON IS CALLING: “LET IT BE”, I NUOVI BEATLES CHE RICONQUISTANO LONDRA

Da il 3 ottobre, 2012

(Dal nostro corrispondente da Londra, Ellegierre).

Bravi. Davvero bravi. E poi quanto cacchio gli somigliano! Devo dire che ho trascorso due ore e mezzo (intervallo e bis inclusi) piacevolissime. In una delle mie frequentissime puntate nella più affascinante capitale d’Europa, mi sono trovato davanti all’improvviso l’accattivante e coloratissimo cartellone del Prince of Wales, uno dei teatri storici della capitale britannica che troneggia nel cuore della zona di Londra tutta teatro e musical (a due passi da Leicester Squadre). <LET IT BE>: e i quattro super-baronetti immortalati sul palco armati delle loro colorate chitarre. Cacchio, da non perdere! Subito al box-office: c’è posto? Sì: ma solo in platea, a cinque metri dal palco, al centro della sala. Costo: 60 pounds (75 euro con lo sfigatissimo cambio euro-sterlina di questo periodo). Tranquilli comunque: in galleria e nelle zone laterali si paga di meno. Appuntamento alle 19,30. Arrivo in anticipo, e con un carico di emozione addosso che solo i beatlesiani “doc” (soprattutto quelli che magari erano presenti allo storico concerto romano dell’Adriano di… qualche anno fa) possono condividere. Mi guardo intorno: tranne uno sparuto gruppuscolo di giovanotti e giovanotte adeguatamente indottrinati dai fanatici genitori, l’età media ahimè supera il… limite di guardia. E nei volti tirati e trasandati delle british spettatrici presenti, tolte un po’ di rughe e qualche capello bianco sfuggito alle meche, rivedi quelle sovreccitate sbarbatelle che si disperavano e facevano impazzire i bobbies nei concerti dei quattro magnifici. Ai lati del palco due mega Tv d’epoca dove, nel corso dello spettacolo, scorrono le immagini di divertenti messaggi pubblicitari di allora, degli elettrizzanti momenti di alcuni storici concerti, e delle mitiche scene d’isterismo collettivo che i “quattro magnifici” suscitavano.

Alle 19,30, puntualissimi, teatro sold-out, arrivano: Paul e John sono davvero identici agli “originali”. E scopro anche che il primo è “made in Italy”: Emanuele Angeletti (bravissimo!) ex componente della cover band nostrana “Apple Pies”. L’ha spuntata (assieme agli altri tre) dopo una selezione durissima tra candidati provenienti da ogni angolo del globo. George e Ringo: anche se la somiglianza sul piano fisico lascia un po’ a desiderare, sono musicalmente eccellenti. Parte dunque la lunga e selezionata sequenza di brani (inutile dire i migliori: per il repertorio dei Beatles questa distinzione non esiste), eseguiti impeccabilmente con frequenti cambi d’abito dei protagonisti, e intramezzati da video dell’epoca e da spontanei e calorosi coinvolgimenti del pubblico presente. Allegria, risate qua e là, applausi, e tanta tanta magnifica musica “ri”suonata in un luogo dove proprio LORO QUATTRO hanno mosso i primi immortali passi. Che bello! Beatlesiani e no: se vi trovate a Londra non perdetevi questa occasione.

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