C’ERA UNA VOLTA PIAZZA SALOTTO

Da il 19 febbraio, 2012

 Non c’erano i telefonini, non c’erano le chat, non c’erano i vetrini e non c’era l’ombra di un locale alternativo, il reggae era morto e non ancora risorto e noi non avevamo ancora letto Joyce né ascoltato del buon post-rock giapponese, anzi non ne sospettavamo nemmeno l’esistenza, ascoltavamo soltanto i dischi Ketchup di radio Ketchup e i grandi hit Parsifal di radio Parsifal, leggevamo soltanto i giornaletti vietati ai minori comprati all’edicola non vietata ai minori della stazione vecchia, era l’inizio degli anni ’90 e avevamo quindici sedici anni ed eravamo ccciovani e belli e tutti i giorni dell’anno ce ne stavamo buttati lì, a Piazza Salotto, a contemplare risse e videoclip alla moda nella sala-giochi Pacmania, sempre gli stessi videoclip, “I need you tonight” degli Inxs  e “Cosa resterà degli anni ‘80” di Raf, e sempre le stesse risse, che si accendevano per futili ma fatali motivi tra un esponente dallo sguardo di ghiaccio della Marina e il capo-mandamento dei Colli, e ci facevamo tutti le lampade e ci vestivamo tutti alla Matta, e andavamo tutti nella stessa palestra e ci ubriacavamo tutti negli stessi bar, il Milky Way e il Café Des Artistes, che non concedevano cene complete in cambio di un aperitivo low-cost, ricordo che una sera mi scolai tredici tequila bum bum alla calata, e quella sera guadagnai di sicuro svariati punti agli occhi del Gruppo, o quella volta che mi innamorai perdutamente di una biondissima quindicenne che sembrava la copia carbone di Antonella Elia di “Non è la Rai”, la idealizzai, la celebrai con una dozzina di miei Scritti Liceali prima di scoprire che aveva perso la verginità a dodici anni, ammesso che ne avesse mai avuta una, di verginità, quella pornostar,

l’Amore è una cosa seria

Piazza Salotto era una cosa seria

e la domenica pomeriggio partivamo tutti in motorino verso la discoteca Niagara dove ci scolavamo oceani di Mare Blu e in primavera ci spostavamo tutti in motorino alla ricerca di luoghi esotici ed esoterici, chiese sconsacrate, cimiteri di extraterrestri, discariche abusive di dischi Ketchup e Parsifal e di giornaletti vietati ai minori di 35 anni, e la sera ci imbucavamo tutti nelle feste private altrui con pacifiche intenzioni alla Arancia Meccanica, e, soprattutto, ci si ingarrava, e c’era un mio amico che si ingarrava in continuazione, o almeno così ci lasciava credere, anche perché le ragazze, specie se belle, si ingarravano quasi esclusivamente con i cosiddetti Miti, e per essere un cosiddetto Mito dovevi vestirti bene, andare male a scuola, impennare con destrezza col Peugeottino, essere il rampollo di un politico poi spazzato via da Tangentopoli, e anche perché in seconda opzione le belle ragazze si ingarravano con i cosiddetti Pigri, sovente figli d’arte, di malavitosi, e insomma questi cazzo di Pigri erano sempre circondati da celestiali ninfette, e se una di queste celestiali ninfette si metteva a riferire al suo ragazzo Pigro che tu ci avevi provato con lei, e lo riferivano spesso, per te era la cronaca di una morte annunciata, minimo una cocciata al sangue non te la toglieva nessuno, non c’erano molti margini di manovra per i giovanissimi intellettuali di sinistra già basettati come me, certo, di lì a poco sarebbe cominciata la stagione dell’impegno letterario e ideologico, delle lotte di classe e tra i sessi con un sms, delle okkupazioni, delle disokkupazioni, e se oggi incontro un Mito, o mi bevo cinque Mare Blu,

Non mi emoziono più

Non mi ubriaco più.

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