È ANCORA PESCARA JAZZ, YEAH

Da il 14 luglio, 2012

Dopo le magie della serata inaugurale di ieri, da pelle d’oca la rilettura in chiave jazzy di “Estate” di Bruno Martino, da parte dell’impeccabile Roberta  Gambarini, e ottime e abbondanti le cavalcate flamenco-space di Al Di Meola e compagni, oltre tre ore complessive di notevole musica,

stasera il Pescara Jazz giunge alla sua seconda serata (Teatro d’Annunzio, ore 21.30), con un doppio-concerto che promette scintille.

Si partirà con un omaggio-poker d’assi al genio di Thelonious Monk, compositore e pianista innovatore morto trent’anni fa, dalla musica “strana” e straniante in vita, salvo poi essere ampiamente rivalutata in tempi recenti. Il tributo è intitolato “Mostly Monk“, e vedrà insieme sul palco quattro grandi pianisti come Kenny Barron, Benny Green, Mulgrew Miller ed Eric Reed. Generazioni di pianisti a confronto, con stili e intenzioni musicali differenti; quattro pianoforti on stage per mettere in scena le visioni, oramai quasi mainstream, di Monk.

E poi un quintetto delle meraviglie, intestato a Joe Lovano (sax tenore) e Dave Douglas (tromba): a completare l’ensemble, angolarmente jazz, Lawrence Fields al pianoforte, Jame Genus al contrabbasso e Joey Baron alla batteria.

Il sassofonista e compositore Joe Lovano e il trombettista Dave Douglas sono due maestri indiscussi del jazz moderno nei loro rispettivi strumenti.  Nelle loro collaborazioni su disco hanno più volte dimostrato che le loro voci distinte e robuste possono fondersi perfettamente, per sospingere il linguaggio in avanti.

Nel 2008, quando Lovano e Douglas erano membri del progetto SFJazzCollective, il gruppo rese omaggio a un’icona vivente del jazz quale Wayne Shorter. E quell’esperienza ha incubato il progetto Sound Prints, che ascolteremo stasera, guidato da Lovano e Douglas, in repertorio brani originali e nuove composizioni di Shorter realizzate con la collaborazione diretta del sommo sassofonista.

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