FLAVIO SCIOLÈ AUTO-INTERVISTA FLAVIO SCIOLÈ (E SABATO IN PRIMA MONDIALE “MONDO DELIRIUM”)

Da il 18 aprile, 2013

Mondo Delirium 2008Autoincontriamo l’antiartista iconoclasta Flavio Sciolè che intervista se stesso in attesa dell’anteprima del suo antifilm ‘Mondo Delirium’ che sarà presentato sabato 20 (alle 20,30 con ingresso libero e vernissage) al Matta di Pescara (in via Gran Sasso). L’evento è in collaborazione con l’associazione ‘No hay banda’ e Artisti Per Il  Matta.

Come ti senti ad essere intervistato da te stesso?

Devo dire che mi trovo a mio agio, conoscendomi non temo i conflitti con l’altro, concordo con il mio Io. Non ho paura di contraddirmi, né di dirmi contro, contro in effetti  lo sono sempre, siempre.

Mondo Delirium è il terzo capitolo del Ciclo Delirium, ce/me ne parli?

Dovresti già saperlo, comunque… Mondo Delirium, come gli altri due titoli del ciclo, ha come tema il delirio. Un delirio asettico, restituito con nichilismo e destituzione. Ho sviluppato la spersonalizzazione dei personaggi rendendoli degli automi che agiscono senz’anima. Il loro cinismo e la loro atemporalità serve a creare un cortocircuito, un vortice di assenza e deliquio. Anche l’uso della camera dà il senso della vertigine. In Mondo poi ho spostato l’anti-narrazione dagli stati dell’uomo alla bestialità dello stesso. Il tutto nei tempi dello sperimentale, il mio, che decompone e deframmenta qualunque ipotesi narrativa. Oltre all’uso di filtri e logiche prettamente legate al b-movie nella post-demolizione ho operato creando migliaia di stacchi che poi diventano subliminali e quindi visioni. Il tutto è stato a macerare per circa quattro anni.

Visioni? Cos’è per te l’Arte?

Ecco, la visione credo sia il tema, la base, l’arte dev’essere visione, oblio dei sensi, destituzione delle regole. Abbandono, perdita del controllo. Mettere disordine nell’ordine e riordinare il disordine. Ogni mia creAzione parte da stati, gestazioni, gravidanze desiderate. L’Arte non è meccanica, progetto, stilema ma evocazione, atto supremo e maledetto, da concepire a rischio della vita, bisogna partorire, sempre.

Come crei e quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Bella domanda. Lo stato creativo per me è simile all’estasi. Devo recuperare una purezza infantile, uno stato di grazia. Questo avviene dismettendo, depurandomi. Tali condizioni di base le immetto anche nel mio quotidiano in modo che non ci sia una dicotomia tra me ed il Creatore, non mi interessa recitare, impersonare, ma voglio essere, unicamente. L’opera poi viene da un’istanza, un moto impellente che ti prende e non ti abbandona. E’ una dipendenza, l’unica che ho, di cui non riesco a liberarmi. Rispetto agli artisti di riferimento, amo principalmente gli asociali, gli anti-artisti, quelli che estremizzano, consci del dover finire, della vanità-brevità del vivere.

Qualche nome?

Spaziando da un campo  e scavalcandone un altro ti cito in ordine sparso: Modigliani, Van Gogh, Antonio Ligabue, Gina Pane, l’Azionismo Viennese, Magnus & Bunker, Bataille, Cocteau, l’hardcore italiano (Kina, Indigesti, Wretched, Impact), John Fante, James Hadley Chase, Saramago, Antonin Artaud, Carmelo Bene, Genet Alberto Grifi, Kafka, Cesare Pavese, Ian Curtis, Syd Barrett, Kurt Cobain, Jim Morrison, Guy Debord, Duchamp, il b-movie all’italiana, Jesus Franco, Alfred Hitchcock, Leopardi, i Grimm, Lautréamont, i poeti maledetti francesi, il Decadentismo, la cultura dei nativi d’America, Goldrake, Capitan Harlock, Sandokan, la pasta, il vino e mille altri.

 Cosa ti aspetti da questa prima pescarese?

Manco da qualche anno, salvo incursioni limitrofe, da quella che considero una delle mie patrie artistiche. Non ho aspettative, in generale: l’incontro, ecco, spero ci siano degli incontri, un rivedere facce, lo scoprirne di nuove. L’umanità che mi affascina e che odio, esplorarne i contorni, constatarne la consistenza, digerirla od espellerla senza pietà.

Come vedi l’attuale scena italiana?

Male, sempre peggio. Credo questa sia l’unica nazione in cui, in tutti i campi, la meritocrazia non conta, la qualità è un optional. E poi i giovani, la gioventù vilipesa, corrotta, stuprata. Viene negata ogni speranza alle future generate Azioni. L’artista hobbista   italiano ha un lavoro serio e poi il fine settimana lo dedica all’arte. Il peggio è che questa gente viene favorita rispetto a chi vi si dedica al 100%. Non mi risulta che Jim Morrison lavorasse in fabbrica dal lunedì al venerdì per poi suonare con i Doors il sabato e la domenica. La crisi è utile per due motivi. Primo, fa comprendere ad ognuno cosa sia la vita d’artista, il quotidiano, il vivere di niente. Secondo, ha in parte eliminato baracconi e carrozzoni che riproducono repertori sempre uguali solo per ottenere finanziamenti a pioggia. Chiusi i rubinetti, tutti tornano all’ovile casalingo, restano solo i condannati a fare Arte, i missionari.

Cos’è per te l’ozio?

Per me tutto il tempo è un tempo d‘ozio, un tempo guadagnato. Ogni cosa va fatta con piacere, anche il lavare i piatti. Bisogna impiegare bene il tempo, farne un buon uso, siamo a termine.

La tua estetica?

La mia è un’estetica etica volta al recupero di un’Arte pura, scevra da condizionamenti e sovrastrutture, una religione, un qualcosa di sacro ed inviolabile.

Cos’altro vuoi dirmi?

Che la disapplicazione attoriale e la decomposizione del Niente vanno destrutturate ed assaltate come fossero il portavalori del Vuoto, immettere anti-arte nelle vene dei mortali ci porterà ad asservire nuovi credenti. Quando saremo tutti miscredenti e distruttori non ci sarà più nulla da distruggere e potremo finalmente vivere in pace. Sono stato chiaro, vero?


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