IL FUTURO D’EUROPA RINASCE DAL NOSTRO MARE

Da il 14 aprile, 2017

slow-travel-comodita-e-relax-per-raggiungere-barcellonadi Maurizio Di Fazio

“Il mare è tutto: non per nulla copre i sette decimi del globo. Ha un’aria pura e sana, è il deserto immenso dove l’uomo non è mai solo, perché sente la vita fremergli accanto. Il mare è il veicolo di un’esistenza soprannaturale e prodigiosa, è movimento e amore, è l’infinito vivente” (Julius Verne).

Le chiamano Autostrade del Mare, e si comincia a prendere coscienza che possano costituire un’alternativa salvifica al trasporto stradale. Perché non danneggiano l’ambiente, inquinano molto meno del traffico che fende viadotti, statali e provinciali. Perché sono sicure e gli incidenti a bordo delle imbarcazioni moderne sono un’ipotesi remota a dispetto delle morti al volante. Perché sottraggono i tir alla circolazione su asfalto, e si risparmia. E generano turismo, senso dello spazio e del tempo. Il Mediterraneo, il Mare Nostrum, è la culla della civiltà mondiale; è il nostro archetipo, il nostro porto di partenza e di ritorno. È un gioiello di inossidabile varietà e bellezza. Restituire slancio e peso specifico all’economia, agli ideali, alla coesione del Vecchio Continente sulle basi liquide ma solidissime del Mare Nostrum. È questa la scommessa che si staglia all’orizzonte.

Ce lo dice lo stesso presente. Nel settembre scorso, in occasione della Giornata mondiale del mare, l’Ufficio europeo di statistica dell’Eurostat ha pubblicato dati che suffragano questo ritorno al futuro. Più della metà del commercio di beni nell’Unione europea nell’ultimo anno statisticamente rilevabile (il 2015) è avvenuto via mare, per un volume d’affari di ben 1.777 miliardi di euro. E la tendenza risulta in forte crescita negli ultimi dieci anni. Anzi, è dall’inizio dei ‘70 che il trasporto marittimo aumenta a tassi superiori rispetto al Pil globale. E se nel 1950 ammontavano a 500 milioni le tonnellate di merci trasportate, nel 2008 questa cifra è schizzata a 8 miliardi e rotti. Ma torniamo alla classifica dell’Eurostat. Il 53% delle importazioni è entrato nell’Ue con questa modalità antica e modernissima grazie a navi efficienti e di ultima generazione come, nella nostra penisola, la flotta della Grimaldi Lines, di gran lunga l’ammiraglia del settore: il Gruppo Grimaldi serve oggi 130 porti in 45 Paesi, con oltre 100 navi (un quarto delle quali costruite negli ultimi 5 anni), quasi 8 mila dipendenti, 2,8 milioni di autovetture trasportate e 1 milione e 434 mila container. Lievita la quantità delle merci movimentate e si innalza la qualità delle rotte, del business “by sea”.

In questa speciale classifica, l’Italia si piazza al sesto posto scambiando il 61 per cento dei suoi beni con nazioni fuori dall’Unione Europea (66,6% di importazioni e 55,9% di esportazioni). L’ouverture della nostra riscossa: non dimentichiamo che siamo una penisola circondata dal mare, una stirpe di poeti, santi e navigatori e le repubbliche marinare le abbiamo inventate noi. Nel report suddetto ci precedono solo il Portogallo (81%), Cipro (80%), Grecia (77 %), Spagna (74%) e Malta (67%). Bene anche l’Olanda, la Bulgaria, la Romania, la Germania e la Danimarca, tutte assestate sopra quota 50 per cento; fanalini di coda Repubblica Ceca (12%) e Lussemburgo (19%). Sul podio svettano i porti di Rotterdam, Anversa e Amburgo. Oltre 1200 porti marittimi commerciali operano lungo i circa 70 mila km di coste dell’Unione europea. Una parte del tutto finisce nell’alveo del cosiddetto trasporto intermodale, che integra gomma, rotaia, aerei.

C’è poi, contestuale, il tema della navigazione a corto raggio (Short Sea Shipping), il “movimento via mare di merci e passeggeri tra porti localizzati nell’Europa geografica o tra questi e i porti situati in Paesi non europei, con una linea costiera che si affaccia sui mari chiusi alle frontiere dell’Europa”, recita l’Istat. Un tipo di trasporto marittimo sia nazionale che internazionale, che segue il solco della costa o la silhouette delle isole, dei laghi e dei fiumi. Anche in questo senso il Mare Nostrum torna a essere una sorta di Grande Nazione Unica, sconfinata come il suo cuore blu. Senza frontiere apparenti.

Il Libro bianco sulla politica europea dei trasporti del 2011 parlava chiaro: il trasporto marittimo a corto raggio è fondamentale e va incentivato per decongestionare il traffico stradale dei mezzi pesanti, bypassare le rigidità territoriali terrestri e ridurre del 60 per cento (entro il 2050) le emissioni di gas serra, legate a filo doppio al trasporto su strada. Anche a costo di ripensare le barriere doganali, fatti salvi gli ovvi accorgimenti di sicurezza del caso: se un tempo imperversavano i pirati, oggi il pericolo può venire dalla scellerata onda anomala del terrorismo. Ma al fondamentalismo islamico non si ribatte chiudendo i battenti, semmai allargando le frontiere già mobili del mare, che non contempla muri o ghetti anti-migranti.

L’Italia è il primo Paese Ue per merci trasportate in “Short Sea Shipping” del Mediterraneo. Circa il 40% del totale. La navigazione a corto raggio nazionale impiega 20 mila addetti diretti, a bordo e a terra, su navi merci, miste merci-passeggeri o traghetti veloci, senza contare i marittimi assorbiti dagli altri comparti (dal cisterniero al bunkeraggio passando per il rimorchio portuale e l’off-shore). E innesca un giro d’affari di quasi 5 miliardi di euro. Se ampliamo il discorso, ogni anno si muovono nel Belpaese 40 milioni di passeggeri lungo 800 chilometri di strade galleggianti, da giustapporre alla classica rete autostradale e alle ferrovie. Un’industria di vitale importanza, che non ha conosciuto flessioni occupazionali nemmeno nei momenti bui della recessione. In alcune regioni italiane (la Toscana, la Calabria, la Sardegna, la Campania, la Sicilia), gran parte dell’economia è imperniata sul commercio e sul turismo che derivano dal mare. Un caso unico al mondo.

In un seminario organizzato a Bruxelles, si è stimato che da qui al 2030 crescerà di un ulteriore 50% il traffico marittimo europeo. Sarà solcato da navi sempre più poderose, tecnologiche, “mega-container friendly”, e però ecologiche: dal diesel si passerà al gas naturale liquefatto. Con porti attrezzati e capienti, rispettosi dell’ambiente circostante, compresi i 54 approdi italiani gestiti dalle Autorità di sistema portuale. Peraltro, saranno creati ex novo 300 posti di lavoro per ogni milione di tonnellate di merci supplementari che filtreranno attraverso i porti europei. Un jolly da non sottovalutare, di questi tempi.

Ripartiamo da qui, per gettarci definitivamente alle spalle la grande crisi economica e ripensare idealmente il Vecchio continente, da quel Mare Nostrum che l’ha visto nascere, incrociando culture e popoli, nel corso dei millenni. Anche il Manifesto con cui Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi prefigurarono un’Europa unita dopo le due guerre mondiali, fu scritto respirando a pieni polmoni il Mediterraneo, dal confino di Ventotene. “E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni” scrisse Cristoforo Colombo.

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