IL RITORNO DI ANDREA TICH, IL BATTIATO MANCATO

Da il 29 settembre, 2014

Dopo 36 anni orna in scena in prima persona Andrea Tich con un doppio album dal titolo “Una cometa di sangue” pubblicato dalla Interbeat/Snowdonia. Un lavoro imponente in cui racchiude visioni, esperienze, stati d’animo che spaziano tra generi diversi e inaspettati da cui Andrea Tich attinge a piene mani: si va dal beat-psichedelico degli Hollies al free rock Z559798_10151465070021912_1161652806_nappiano, dalla dark-wave dei Joy Division, al naif-acustico degli XTC e finanche all’elettronicosmico tedesco con stravaganti attinenze del primo Battiato. Il tutto mescolato in maniera originale dall’estro di Andrea che da sempre caratterizza la sua musica. Le composizioni, come scritto nelle note di copertina, racchiudono un periodo che va dagli anni settanta ad oggi, manipolate, ristrutturate e riarrangiate con intarsi originali presi dal suo quotidiano, perché Andrea ama collezionare porzioni di vita privata registrandole per inserirle nelle sue canzoni come note musicali. “Una cometa di sangue” è quasi un “concept album” che segue un percorso senza previsioni, come un tour nell’ignoto, nella casa dei misteri al luna park…
Alcune delle canzoni contenute, avrebbero fatto parte del secondo progetto discografico mai realizzato con l’etichetta Cramps Record.

Andrea Tich, milanese di natali siciliani, aveva esordito nel ’78 con un album a tutti gli effetti mitologico, fin dal titolo, “Masturbati”, non a caso pubblicato da Cramps, non a caso prodotto da Claudio Rocchi (e non a caso glorificato dal sito “Orrore a 33 giri”): gustosissimo biglietto da visita di un animo ultrafreak in forma di cantautorato (vagamente) folk (ma soprattutto) psichedelico-zappiano (e zappiano nell’accezione più psichedelica – e Dada – della parola).

Negli anni Tich ha sempre continuato a produrre e proporre la propria musica, ma da artista defilato, artigianale e appassionato qual è, cosicché quell’album è rimasto un unicum, collaborando assiduamente con un altro “personaggio” della Milano post-’68 come Maurizio Marsico (col quale ha esplicitato la passione per Zappa partecipando a uno storico tributo tutto italiano curato nel 1994 dalla rivista SONORA).

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