L’ELEFANTE DI PIAZZA SALOTTO RACCONTA (UNA STORIA PESCARESE)

Da il 30 maggio, 2012

 Una delle “malattie” che si tramandano tra gli individui sociali, che appartengono a una comunità, è spesso la superstizione. La stessa si è rivelata un male, talvolta contagioso, una psicosi che nel corso degli anni ha solo affievolito la sua forza ma rimane fortemente radicata e imbattibile. Salvo alcuni casi la sua negatività non è tale da poterla necessariamente condannare: infatti, sebbene la scienza sia da sempre in dichiarato conflitto con essa, il lato irrazionale di alcune persone la guarda ancora con credibilità. Altri invece la lasciano semplicemente sopravvivere, in fondo altro non è che una colorata fetta della grande torta del folklore popolare.

Mi diverte pensare, riguardo il caso del Calice di Toyo Ito, che tra le cause del suo cedimento ci sia, sempre secondo una mia fantasiosa interpretazione, lo zampino della magia e della superstizione.

(Ora guardo atraverso la sfera di cristallo… e LEGGO).

Ebbene sì… Accadde proprio che la città riversò una massiccia  dose di vivace superstizione  sull’opera, e ciò ne influenzò la sua salute. In particolare fu la collettività, una maggioranza di cittadini schieratasi contro il calice, a metterlo al rogo, fomentando opinioni libere… fatte perlopiù di critiche negative, sentimenti di disprezzo, accanita repellenza… fu così che questi forti influssi, emanati da più  individui, generarono un’invisibile e potente energiache finì per metterere “in ginocchio”  l’opera di Toyo Ito, che non ebbe nemmeno il tempo di conoscere tutte le stagioni...

A differenza del suo vicino collega di tovaglia, l’Elefante di Piazza Salotto: non è escluso che Questo, indignato,  l’abbia portato a perire tra dilanianti squarci ed emorragie sanguinolente, il vicino Calice Artistico.

…Ma chiediamoglielo direttamente (L’Elefante si racconta in un’intervista immaginaria):

Cosa penso del calice?… Be’, credo sia un tipo raffinato, moderno,  minimale… insomma all’avanguardia! Lo capisco dal suo sguardo, è un tipo furbo, ma non più navigato di me. Finora nessuno ci ha presentato , lui è molto diffidente, credo mi abbia snobbato dal primo momento; ma  non lo biasimo,  siamo molto diversi. Non so cosa pensi veramente di me.  Se ti va ti parlo io di ME, credo di conoscermi abbastanza per farlo… in fondo sono una vecchia carcassa che convive da anni con sé…”.

(L’elefante, che da qui assumerà  una tono più sussurrato… mi racconta):

“…Ho subito svariati atti di vandalismo, il sole caldo a picco su di me del mezzogiorno urbano, le raffiche di pioggia che mi hanno consumato la pelle di cemento, ho sopportato il peso tossico delle micropolveri, ho sofferto la calura e il freddo da solido pachiderma, ho posato per innumerevoli foto con i forestieri, ho visto grandi eventi, stands, spettacoli, palchi e concerti, ho visto ergersi strutture provvisorie, ho visto sorgere un grande albero addobbato e una curiosa lastra di ghiaccio su cui le persone scivolavano felici; a Carnevale e Halloween ho concesso ai bambini di spruzzarmi spray schiumosi  con grande dignità, ho vissuto le provanti offese del clima pazzerello, ho accusato  le raffiche di sabbia arrivare dalla spiaggia quando il vento soffiava violento… Ho sentito la leggerezza di una farfalla posarsi sulla mia zanna, ho sentito il magico canto del mare a tarda notte in inverno e un giorno anche un gabbiano si poggiò su di me, mi  tolse quella fastidiosa buccia di banana in putrefazione che un ragazzino aveva tirato sulla mia ruvida testa, ma fu l’unica volta che un animale di quella razza mi fece visita… Ho conosciuto piccioni di ogni piazza, di solito a loro piace raccontarmi i loro viaggi…. be’, in verità non capisco  cosa mi dicano, quasi mi ipnotizzano ma li apprezzo, i loro versi quotidiani sanno cullarmi come il piacevole rumore del traffico… Mi sono divertito quando strambi pantaloni dal cavallo basso e il volto coperto mi dipingevano di tonde chiazze rosse… ero carino, ma qualcun altro non ha apprezzato e sono stato lavato e ridipinto con un colore bianco che meglio si assortiva alla piazza: pensa che una volta sono stato anche color mattone! Ho fatto amicizia con più esseri a quattro zampe, ma solo quelli senza guinzaglio mi concedevano un refrigerante regalo bagnandomi le zampe con i loro fluidi; ho stretto una solida amicizia con le palme e ho sofferto molto per la loro scomparsa; ho vegliato sui negozi del centro, solo quelli che avevo di fronte… dietro di me c’è un mondo che non conosco ancora! Io non dormo mai… Ho partecipato “passivamente”ai cortei studenteschi e sostenuto i loro credi con la mia “ferma posizione” retta e seriosa. Ho visto passare esseri umani su mezzi strani… alcuni di loro avevano tavole con le ruote o le ruote ai piedi… scivolavano via spensierati e leggeri sulle superfici urbane di questa piazza, ma non ho mai provato invidia per la loro libertà, io sono qui, è questo il mio compito. Adoro  la mia imponente e istituzionale presenza, questa posizione in piedi, naturale e rilassata mi dà sicurezza, mi sento un porto sicuro e forse chissà… riesco anche a trasmetterlo ai miei amici animali a due zampe che il mondo chiama cittadini. Che dolci le carezze di grandi e piccini… le persone sono fatte di un’altra consistenza, morbide e calde al contrario di me… In questa zona l’aria è colma di iodio, c’è sempre tanta gente e gli argomenti che qui vanno per la maggiore sono gli acquisti e gli aperitivi… ma ogni giorno ho avuto la fortuna di conoscere tante altre cose più interessanti che riguardano la vera vita… Molti si sono dati appuntamento presso di me, sai, sono un punto di riferimento molto usato tra i giovani! Ho visto passare in perlustrazione uomini in divisa seduti su animali alti quasi quanto me, ho visto innamorati scambiarsi effusioni, ho visto nascere importanti storie d’amore e altri amori disfarsi… una volta anch’ io mi sono innamorato, era una ragazza di bell’aspetto, portava una borsa con dei piccoli e simpatici elefantini disegnati… Spesso le persone hanno dei comportamenti anomali che colloco nel grande cesto dei misteri che non ancora comprendo… Ho assistito a scontri violenti, scene di intolleranza, rocamboleschi scippi che per lo più  capitano agli esseri umani con i capelli grigi o quasi bianchi… E non so perché… Ho visto barboni e tossicodipendenti cadere ai miei piedi….ho fatto loro compagnia, quando gli altri giravano lo sguardo, ho visto persone famose, persone ricche …ma anche  falsi ricchi e poveri veri, ho visto passare donne silenziosissime con i cappucci, uomini con le tuniche che camminavano con i sandali ai piedi nei periodi rigidi… Io non ammalo fortunatamente, posso vantarmi della unica volta in cui venne un medico per accertarsi della mia salute, lo chiamavano “perito” …. che nome buffo… Nevrotici passanti in ritardo agli appuntamenti, caciaroni gruppi in visita d’estate, eppure quando i flash dei turisti mi colpiscono, fiero, vado in scena! Mi sento invaso dalla felicità quando un cittadino mi osserva, mi sento appagato quando qualcuno mi rivolge un saluto furtivo e frettoloso anche solo con la coda dell’occhio… ma poi rifletto  e verso una tiepida goccia di malinconia su come nessuno dei miei concittadini, ormai, si soffermi più di pochi secondi a contemplarmi… Lontanissimi i tempi della mia installazione… Il mio creatore è stato Vicentino Michetti, ma sono pronto a scommettere che tanti l’avevano dimenticato… Sono una giustificatissima creatura paffutella, “di normo-sovrappeso” , in quanto pachiderma; ma soprattutto sono una scultura, un’opera, un sentimento, un simbolo, uno storico comunicatore e fin quando lo vorrete sarò il buon vecchio elefante di Centrale“.

Prendendo atto di queste spontanee dichiarazioni dell’intervistato, possiamo concludere che esso non esercitò negatività alcuna verso il Calice di Toyo Ito, né lo accusò di furto di protagonismoMa non possiamo conoscere il punto di vista del Calice di Toyo Ito, sprofondato in un irreversibile coma profondo.

Nessuna opera artistica non merita attenzione, le opere vecchie non devono fare posto a quelle nuove, ma coesistere, senz’astio e in pacifica armonia; l’arte può PIACERE come può non PIACERE, perché il PIACERE è mosso dalla personale sensibilità dell’individuo; se uno su dieci apprezza quello che è un obbrobrio per la maggioranza, la maggioranza non può certo colpevolizzarlo, dopotutto il deturpamento urbano autorizzato non è un reato… Certo, le opere di vecchio stampo restano di gran lunga più resistenti! Old school, non c’è paragone.

Questo è invece il bellissimo video di sand-art (di cui questo testo è appendice), che ritrae la nostra Erica Abelardo in azione artistica:

About Erica Abelardo

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