Lettera sul Male

Da il 4 gennaio, 2012

Caro Maurizio,

quando sono nel deserto, Pescara non mi manca. Quando sono nella foresta, la mia casa non esiste. In Africa ti dimentichi della famiglia, del ragazzo, del wc, delle comodità e dei negozi. Per vivere, ti basta quello che trovi. E cosa potresti desiderare ancora, quando tutti intorno a te sorridono e ballano (magari scroccandoti qualche dollaro), nonostante gli stupri di massa, la malaria, la povertà e le varie forze delle Nazioni Unite che non risolvono nulla?

In Africa, sorridono e ballano, con la morte dietro l’angolo. Incoscienti o forse impavidi, si lasciano andare a ricorsivi momenti rituali, che ti vogliono felice e danzante per le vie dei villaggi. Tra Goma e Bukavu, (RDC) ho avuto la fortuna di conoscere da vicino tutti i clichè dell’Africa: capanne, bimbi efebici con il pancione, mosche/zanzare killer, fango, denti bianchi sorridenti, ospedali, tazze vuote di plastica colorata, missionari, tamburi, piedi nudi, donne con pile di roba sulla testa, bambini infagottati sulle schiene delle madri, banane. E poi, ancora: kalashnikov, cercatori d’oro e di diamanti, mine antiuomo, soldati, posti di blocco improvvisati, volti di donna senza naso, bracconieri di gorilla. Pensa, nei posti dove sono stata, la guerra era finita da poco. Ho visto gente reduce dal massacro, si sono uccisi tra loro, dopo aver subìto per decenni i soprusi degli aguzzini occidentali. C’è chi dice che gli africani siano una razza inferiore e che questa sia la risposta alla domanda: “Perchè tanto male concentrato in questo continente?” In fondo, si potrebbe argomentare questa tesi con una moltitudine di esempi. Da noi, i manifesti affissi per le strade ritraggono seducenti femmine intente a leccare gelati, da loro, in Africa, sui cartelloni per strada (6×3), vedi donne intente a fuggire da uomini, con tanto di scritta: “Stop au viol”, ovvero “Stop agli stupri”. E non sono sempre quei congolesi a pensare che orfani, handicappati, albini e tutti coloro che hanno comportamenti “insoliti” siano stregoni, quindi portatori del Male? Responsabili della diarrea, del paludismo, dell’AIDS, delle disgrazie quotidiane. In Africa, se sei malvagio ti uccidono, quindi i bambini-stregoni sono costretti a bere l’acido o a morire in altri modi, nel tentativo di “esorcizzare il male”. Dunque, la maggior parte degli africani vive ancora nei villaggi, in condizioni igienico-sanitarie precarie perchè non è dotata intellettualmente? Perchè noi ci siamo emancipati e loro no? “Perché sono stati gli europei e gli americani a sviluppare una civiltà tecnologicamente avanzata? Perché gli europei sono partiti alla conquista degli altri popoli e non è avvenuto il contrario? Come mai i fieri guerrieri nativi americani sono stati spodestati dall’invasione di un popolo di agricoltori?” Sono le domande che si è posto Jared Diamond (Premio Pulitzer per la saggistica nel 1998 ) nel libro “Armi, acciaio e malattie”, dove si risponde praticamente da solo, sviluppando una storia delle varie società umane a partire dalla fine dell’ultima glaciazione. In pratica, l’autore si oppone alle teorie razziste, dalpunto di vista scientifico.

Tutto questa retorica terzomondista, caro Maurizio, solo per dirti che non riesco ad accettare il fatto che esista una superiorità culturale e razziale. Mi piace pensare -come Jared- che la fortuna di un popolo affondi le sue radici in diversità geografiche, ecologiche e territoriali sostanzialmente legate al caso. Tuttavia, l’Africa è la casa del Male, quanto più ti meravigli dinanzi a quelle terre gravide di bellezze e ricchezze, tanto più ti sconvolgi se pensi che i popoli che vi risiedono sono stati (e si sono tra loro) trattati come carne da macello. E lo sfruttamento continua… Oggi, se cerchi una toilette nei migliori alberghi di Goma, trovi l’insegna in cinese.

E il male colpisce anche te, che in Africa ci vai con le pastiglie di Malarone in tasca e l’Autan in borsa. Quando te ne ritorni a casa, sotto i vestiti si cela una ferita che stilla nostalgiche visioni di un popolo che, pur non essendo ancora padrone di se stesso, ti sconvolge nel profondo. Quelle lande infinite e selvagge, quei riti vorticosi e abbaglianti, ti ricordano della tua solitudine di uomo fluido-postmoderno, senza natura e senza dio.

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