“Memento mori”: abbiamo visto per voi la Mostra di Marina Abramovic a Firenze

Da il 7 novembre, 2018

Marina-Abramovic-590x356Palazzo Strozzi a Firenze fino al 20 gennaio ospita “The Cleaner”, la retrospettiva di Marina Abramovic.

L’evento racchiude quasi tutte le sue opere, dai primi dipinti che l’artista fece poco più che ventenne, per arrivare alla performance più celebri con l’ex compagno Ulay fino a quelle più recenti.

Oltre cento opere che invadono non solo il luogo fisico, ma anche quello spirituale. La mostra è un viaggio lungo e doloroso, coinvolgente, si piange e si prega, attraversa dimensioni meditative, tutto il suo percorso si conduce all’importanza dell’energia cosmica.

L’artista ci mette davanti alle sue paure e ai suoi drammi personali, ma non a caso per lei l’arte è sempre stata una questione di vita e di morte, gli opposti indispensabili: morire per rinascere, il suo corpo esposto al limite da poter sentire pienamente la vita, sentire dolore per superarlo e rinascere.

Importante anche nelle sue opere sono stati i suoi lunghi viaggi nelle culture aborigene australiane e al buddismo.

Ha compreso l’importanza dell’ipnosi, l’energia della terra, della meditazione, della resistenza e dell’energia creata dall’immobilismo, per rinascere ancora una volta proprio come una fenice.

Ma sua arte è anche violenza, l’artista si addentra nel suo passato e nelle sue radici, critica e commuove con l’opera “Balkan Baroque”.

Ma il tempo diventa prezioso, la nostra vita è preziosa, l’opera “The House With The Ocean View “ invita il fruitore a sedersi a mettersi delle cuffie insonorizzate e a contare il riso e lenticchie nere, un esercizio meditativo che allontana dal tempo e dalla fretta, che ricorda l’importanza di una dimensione dove semplicemente si esige, si respira e ci si libera.

Non nego che uscita da questo spazio ho avuto delle difficoltà con me stessa, mi sono sentita così coinvolta in quelle emozioni, un senso di angoscia, sono state toccate delle corde interiori difficile da spiegare, e mi è servito del tempo per riprendere fiato, per elaborare tutto quel linguaggio, le sue opere sono diventati i miei drammi, sono entrata in un flusso energetico negativo, ma dopo, il tempo -tema tanto carico all’Abramovic-, mi ritrovo a riflettere in modo diverso, a scrivere a queste parole, ho capito che morire è vivere e vivere e morire, questo ci insegna la sua arte, e concludo queste parole citando Umberto Sabaed è il pensiero della morte che, infine, aiuta a vivere”.

About Ilaria Bibbo

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