OZIO INCONTRA RENZO ARBORE (OSPITI DI “EATALY”)

Da il 24 ottobre, 2013

taglioAlta_00237-640x510A vederlo viene voglia di cantargli “Tu vuò fa l’americano”, e a dire il vero lui un po’ americano ci si sente ora. Ora che la canzone italiana riconquista l’America. “ …my American way” (Sony Music), il nuovo disco di Renzo Arbore, porta negli States 15 grandi canzoni senza tempo. Brani memorabili e incancellabili della musica italiana come “E se domani”, “Se tu non fossi qui”, “Non dimenticar le mie parole”, “Resta cu’ mme”, che Arbore canta in inglese sussurrando dolcemente, rivelando un’anima crooner anche molto romantica. Melodie che sono un omaggio e un ricordo di grandi compositori e cantautori italiani come Domenico Modugno, Tony Renis, Cesare Andrea Bixio, Carlo Alberto Rossi, Gino Redi.

Ospite ieri mattina nello spazio romano di Eataly, per parlare della sua nuova malefatta, lo accoglie e lo presenta l’amico Oscar Farinetti, un altro italiano che di conquiste americane se ne intende (a New York Eataly è il terzo luogo più visitato, dopo l’Empire State Building e il Metropolitan).

E arriva proprio come te lo stavi immaginando, Arbore. Cappello, lenti azzurre, completo di velluto un po’ vissuto, cinta in vita con fermaglio a forma di chitarra tempestata di strass – di sicuro americana –, calzini rosa, sorriso e battuta pronta.

Farinetti lo presenta come se fosse un buon Barolo (pare che gli americani siano pronti a lasciarsi alle spalle il vino “hollywoodiano”), o un’eccelsa pizza napoletana. Quindi è giunto il momento di esportare Arbore, proprio come accade agli alti cibi di Eataly. E perché no? Non sono queste le cose che tutti ci invidiano? Non sono forse le belle canzoni e il buon cibo italiano che scaldano il cuore di mezzo mondo?

Renzo Swing Arbore presenta scherzando l’amico Farinetti come ‘il più grande pizzicagnolo del mondo’, ma in effetti il progetto dell’uomo del momento non resta ancorato alla mortadella e accarezza la cultura, con l’idea di farla volare alto attraverso la nostra musica. In questo si sono incontrati questi due italiani: far conoscere la bellezza integrale del nostro paese.

“Anema e core”, il pezzo di cuore di Arbore, ma anche “Piove” (Ciao, ciao, Bambina), cantata a un amore che se ne va, e definite da Arbore vere ballad non così lontane dalla musica della tradizione americana. “C’era un tempo in cui gli americani attingevano al repertorio italiano – spiega Arbore –, basta ricordare due giganti come Nat King Cole e Frank Sinatra. Oggi il fenomeno potrebbe ripetersi riscoprendo i brani di questo album”.

E non manca un po’ di amarezza sulla solitudine dell’artista rispetto alle istituzioni. Cosa fanno queste quando si porta qualcosa all’estero? Dove sono?Assenti”, dice Arbore.

E per chi avesse nostalgia di Indietro tutta!, Quelli della notte o L’altra domenica, c’è sempre il web,un dono della provvidenza, anche se all’inizio pensavo che ci fosse lo zampino di Padre Pio…”.

E la televisione di oggi?Vedo in giro molta confezione, nessuno improvvisa più nulla. Mancano programmi d’invenzione, per noi non era così: io ho fatto jazz-tv”.

Nel disco ci sono i suoi amici ‘Arboriginals’, e prosegue il tour con “L’Orchestra Italiana” (fondata ventitré anni fa), a dimostrare che, doppi sensi a parte, non c’è soddisfazione a suonare da soli il clarinetto. Renzo Arbore, accompagnato sempre da grandi musicisti, ci riconferma sempre che per suonare bene bisogna essere in buona compagnia, come non smette di ricordarci che il posto migliore per certe cose resta sempre il materasso. E visto che siamo da Eataly, letteralmente storditi da profumi straordinari, se gli chiedi cosa gli piace mangiare, lui ti dice che praticamente fa il musicista per comprare cibo ovunque.

Ama la cucina italiana, Renzo, e da bravo cittadino del mondo anche lo street food. Ma cosa lo fa davvero impazzire?

Da irriducibile pugliese, il lampascione… of course!

About Francesca Ventura Piselli

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