PAOLO FRESU E URI CAINE MINUETTANO, ORA SU DISCO

Da il 2 febbraio, 2017
Paolo Fresu Uri Caine 09 (©roberto cifarelli)

Paolo Fresu Uri Caine 09 (©roberto cifarelli)

Paolo Fresu e Uri Caine pubblicano  il nuovo lavoro Two Minuettos.

 Il disco segue a distanza di 8 anni l’ultima collaborazione tra i due musicisti, l’album “Think.”uscito per la Blue Note/Emi, ed è pubblicato dalla Tǔk Music, l’etichetta fondata dal trombettista sardo nel 2010. La distribuzione è affidata a Ducale Music e Believe Digital.

Il duo costituito da Paolo Fresu e Uri Caine è la storia del fortunatissimo incontro tra due grandi personalità del jazz moderno.

Una sorta di “alternative version” di quelle proposte da diversi fortunati progetti alle prese con gli standard più tradizionali della storia del jazz ma, con in più, il rischioso “senza rete” di avere in realtà scelto materiale davvero “pericoloso” per la sua enorme popolarità.

Non è affatto semplice, come invece potrebbe sembrare, scegliere di suonare ad arte, brani che sono il magma ed il segno della storia jazzistica.

Il duo affronta il gioco con sorprendente semplicità, riuscendo perfettamente a trasmettere il sentimento che guida questa straordinaria musica.

L’incontro tra questi due musicisti è una delle cose più interessanti successe nel mondo del jazz degli ultimi anni; la tromba lirica e sognante di Fresu, il suo timbro malinconico e onirico si sposa eccellentemente con il pianismo di Uri Caine, fatto di mille citazioni, dalla canzone americana, al blues, dal jazz più mainstream all’avanguardia fino alla musica classica, genere che Caine ha riveduto e corretto secondo i suoi parametri personali in molti progetti solistici pubblicati negli ultimi dieci anni.

Due artisti davvero onnivori nella più classica accezione del termine. Al punto che – quando ve ne è stata l’occasione – il loro “concerto” si è invece trasformato in una serie di concerti, spalmati su una tre o quattro giorni, ognuno dei quali dedicato ad un preciso entourage stilistico di riferimento. A Umbria Jazz Winter, qualche anno fa, il duo è dunque stato chiamato a riempire quattro distinte serata, ognuna delle quali dedicata a una precisa collocazione. La prima serata dedicata al mondo della musica classica barocca, la seconda agli standard jazzistici tout-court, la terza alla musica popolare in genere (comprese le definizioni rock e pop), la quarta ai brani originali che il duo aveva già precedentemente inciso per i propri lavori, raccolti in due dischi pubblicati da Emi/Blue Note negli anni passati.

Riproponendo la stessa idea di Orvieto, questo disco raccoglie il meglio di tre serate registrate al Teatro dell’Elfo di Milano negli ultimi giorni dell’inverno del 2015, per l’appunto dedicate a mondi diversi di indagine e tema musicale.

Una registrazione raccolta dall’efficace team della Radio Svizzera di Lugano e rimixata dall’attenta supervisione di Stefano Amerio dell’ormai celebrato Artesuono Studio di Cavalicco (UD). La produzione è di Paolo Fresu, le fotografie di Roberto Cifarelli mentre la copertina ospita una bellissima opera di Davide Abbati.

Molti parlano di questo duo quale un piccolo capolavoro di stile, un progetto di vasti orizzonti, di quelli che ti rimettono in pace con il mondo. Probabilmente hanno ragione da vendere.

 Uri Caine è noto per le sue visionarie rivisitazioni di repertori classici, un lavoro iniziato con un omaggio a Gustav Mahler e proseguito con i Lieder di Robert Schumann e le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, pubblicati dall’etichetta Winter & Winter, che gli hanno assicurato uno straordinario successo, fino a essere invitato, con il programma dedicato a Mahler, anche dal prestigioso festival di musica classica di Salisburgo.

Per queste sue prove Caine ha scelto organici variabili, con presenze inaspettate, in grado di confrontare musicalità diverse, dalla tradizione classica europea al jazz, all’elettronica, al klezmer, al rock, qualificandosi come uno degli architetti più intelligenti e sensibili della musica d’oggi.

Non sorprende, dunque, l’incontro con Paolo Fresu, ecumenicamente riconosciuto quale un musicista altrettanto attento ai diversi suoni del contemporaneo.

I due si sono conosciuti nel 2002 a Berchidda, quando Uri – ospite del festival curato da Paolo – ha interagito più volte, nel corso dello stesso evento, con la tromba di Fresu, confessando di essere stato totalmente coinvolto dalle atmosfere e dai suoni dei vari progetti che lo avevano visto ospite.

In quelle esperienze e in questo nuovissimo approccio in duo, Caine rivela il suo rapporto enciclopedico con la tradizione jazz, fatto di versatilità, rispetto e profonda conoscenza, come ha anche dimostrato nelle decine di prove che l’hanno impegnato come accompagnatore. Dagli esordi non ancora diciottenne nella natia Filadelfia insieme a leggende quali il sassofonista Hank Mobley alle prove dell’attualità con colleghi come il clarinettista Don Byron, il trombettista Dave Douglas, il violinista Mark Feldman, Caine si è sempre mostrato uno degli artisti più illuminati e creativi della musica d’oggi.

Il dialogo proponibile dall’incontro con Paolo Fresu – basato essenzialmente sull’interpretazione personale e personalizzata di alcuni standard “pericolosi” della storia jazzistica – è di quelli di altissimo valore qualitativo e, già sulla carta, capace di incuriosire e affascinare anche il più lontano e tiepido appassionato. Il riferimento logico è quello con il trio di Keith Jarrett… il sentimento che muove l’esperienza è lo stesso. Da non perdere.

Dopo una serie di concerti, nell’estate 2006 Fresu e Caine hanno pubblicato il cd “Things”, per l’importante etichetta Blue Note, dedicato a una rilettura di alcuni brani divenuti classici del jazz. Come accade per il trio “standard” di Keith Jarrett, Fresu e Caine insieme hanno dimostrato quanto sia possibile rinnovare alcune tra le pagine più famose del jazz, tra ammalianti ballad e invenzioni ritmiche, che rendono il loro incontro musicale un evento assolutamente da non perdere.

Il duo ha poi registrato un nuovo lavoro discografico (Think.) pubblicato sempre per Blue Note nel 2009. In molti brani è presente anche l’Alborada String Quartet.

 

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