PORCELLANA E DIRITTI UMANI: AI WEIWEI, DALLA CINA CON PASSIONE

Da il 12 dicembre, 2012

In questi giorni gli spazi della Galleria Continua sono dedicati all’artista cinese Ai Weiwei.

Artista attivista per i diritti umani, nel 2006 apre un blog, che viene chiuso nel 2009 dalle  autorità cinesi, cui seguirà poi l’arresto nel 2011, dal 2 aprile al 22 giugno, per un totale di 81 giorni.

La sua arte è legata  inscindibilmente alla politica e al sociale, la sua ricerca si potrebbe definire umanista, ha molta fiducia nella capacità intellettuale dell’uomo, considerata come strumento per poter cambiare e migliorare la società.

Ai Weiwei, per questo si serve di ogni mezzo di comunicazione, dall’architettura alla letteratura, al cinema di documentazione, fino all’azione sui social network e alle proteste pubbliche: ma questi rimangono solo strumenti da lui usati per raggiungere un unico obiettivo: liberare l’espressione individuale dalle imposizioni, per favorire lo scambio fra culture e individui.

La sua carriera ha una svolta nel 2008, quando un violento terremoto devasta la provincia di Sichuan provocando la morte di 70.000 persone.

L’artista, attraverso il suo blog recluta dei volontari e insieme iniziano delle ricerche per scoprire le cause di questa catastrofe. Emerge che edifici pubblici come ospedali, fabbriche, scuole, sono crollati come gelatina a causa delle pessime qualità del materiale edilizio usato.

Nel suo blog online appare una lista di 5826 nomi di bambini morti: questa denuncia provoca un forte impatto nell’opinione pubblica, e la polizia cinese chiude il suo blog.

Ma l’artista non si ferma, continua la protesta sul social network Twitter.

In mostra troviamo il suo lavoro “Rebar 49” che denuncia  questa tragedia. L’opera è formata da tre elementi: un tondo di ferro per il cemento  armato, utilizzato per la costruzione di edifici civili, uno dei 150 originali deformati dal terremoto e due copie.

L’opera è una chiara forma di protesta verso il governo cinese  ma nello stesso tempo commemora le vittime.

Dal 2004 a oggi la sua ricerca si muove usando la porcellana, l’uso di questo materiale è simbolico,  fa parte dell’antica tradizione artigianale cinese.

Per questo in mostra incontriamo opere come “Oil Spills” (2006). L’opera è formata da sei pezzi di porcellana nera che alludono al tema del consumismo. La porcellana nera non è altro che una macchia di petrolio, criticando così il mercato globale, le relazioni commerciali fra paesi e culture differenti, che portano risultati a volte produttivi e a volte drammaticamente dannosi.

Bubble of Twenty five” (2008) come “Oil Spills”  rappresenta la grande qualità e capacità tecnica artigianale cinese.  L’opera pensata e collocata inizialmente a Watson Island a Miami, è formata da 100 bolle blu di porcellana, che riflettono a 180° gradi il paesaggio circostante: il cielo e il mare. L’opera invece esposta in galleria è ridimensionata a 25 elementi, all’artista ci sono voluti due  anni per ottenere queste 25 forme uguali e colorate perfettamente. Osservandola si nota che ogni bolla riflette sfericamente e all’infinito tutto ciò che la circonda, e diventa così parte integrante del paesaggio, in continua simbiosi.

Uno degli ultimi lavori è “Stacked (2012) formato da 760 biciclette. Che ci riporta indietro al secolo scorso, ricordando il lavoro di Duchamp e Warhol. Le biciclette sono un’icona della vita di milioni di cittadini cinesi e inoltre il numero numeroso e l’accatastamento di queste biciclette raffigurano la forza lavoro cinese: il popolo.

L’opera di Ai Weiwei mette in luce tratti più concettuali dove l’oggetto è decontestualizzato dal suo valore oggettivo e diventa struttura, simbolo del niente, fino ad acquistare tramite l’astrazione, il pensiero, la forza di metafora per una denuncia sociale e politica che sconfina dal mero territorio cinese.

La mostra è alla Galleria Continua a San Geminiamo (Si), fino al 26 gennaio 2013.

 

About Ilaria Bibbo

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