QUEL GRAN SILVIO DI SABBIA:L’ARTE CHE PUNGE DI SISLEJ

Da il 14 gennaio, 2013

217986_10200324639548809_1274737604_nNel 2010 l’artista kosovaro Sislej Xhafa alla Roda Sten Gallery Goteborg in Svezia presenta la grande scultura di Silvio Berlusconi dal titolo “2705 baci” (i baci corrispondono ai giorni del governo berlusconiano) ed è sorprendente come oggi questa rappresentazione di uno spaccato politico italiano sia ancora così contemporanea.

L’opera in questione raffigura un busto gigante di Berlusconi, con le sembianze di una divinità: un Buddha incombente.

L’opera è interamente formata di sabbia e come denominazione è usato il nome di Silvio, rendendo così evidente lo spirito ironico e grottesco dell’opSISSSSera. La scultura oltre ad apparire ironica, tocca indubbiamente le coscienze, lo spettatore trovandosi di fronte ad un’enorme scultura di sabbia (misura più di 5 metri di altezza) ne rimane soggiogato, proprio come è successo nell’ultimo ventennio politico italiano.

“Nel concepire una figura monumentale di Silvio Berlusconi  – ha spiegato Sislej Xhafa- la mia immaginazione è stata sequestrata dalla potenza del deserto e dalla bellezza della sabbia. Vi presento quindi un “Silvio” gigante, con un senso del sublime, di fantasia e poesia, rinforzando la dimensione dello spettatore e dell’artista nei confronti del potere politico”.

La ricerca di Xhafa si contraddistingue per un linguaggio irriverente, ironico e sarcastico.

“Uso la creatività  per esaminare e sfidare le istituzioni, l’economia e il turismo. I collegamenti geografici, la legalità forzata e l’illegalità imposta […] sono un ribelle semplice. A volte, essere radicale è semplice come bere un bicchiere d’acqua e dormire. L’azione volontaria è sublime ed è sufficiente. In realtà, offro una visione di maggior rassicurazione, per il futuro dell’Europa, la cui nuova identità dovrà considerare l’arrivo di nuove personalità… fra poco il primo ministro francese verrà dall’Africa del nord… i miei “gangster”  sono innocenti come la Gioconda di Leonardo da Vinci… la gente deve riconsiderare il proprio modo di vedere “l’altro” (2003).

Classe 1970, kosovaro da famiglia albanese, lascia il suo paese nel 1988 per trasferirsi a Londra ed infine Firenze dove frequenta l’Accademia delle Belle Arti. I suoi inizi risalgono al 1997, quando entra illegalmente alla 47° Biennale di Venezia per proporsi come “Padiglione albanese clandestino”. Vestito da calciatore della nazionale albanese, munito di radiocronaca dove è registrata una partita di calcio e bandierina, cammina passeggiando  e invitando la gente a giocare. La performance “illegale” gli consente poi l’accesso “legale” alla Biennale successiva.

Xhafa indaga le realtà sociali, economiche e politiche, usando un linguaggio pungente. Nel corso degli anni, il suo lavoro ha affrontato temi economici, sociali, realtà politiche, interrogando e affrontando i vari aspetti della società moderna.

L’aspetto dell’illegalità vissuto sulla sua pelle, diventa un timbro della sua arte. Lo affronta in modo sovversivo riuscendo a trasmettere comunque il tono drammatico e sofferente.

Xhafa usa una vasta gamma di supporti comunicativi, della scultura al disegno, dalla fotografia al video fino ad arrivare alla performance.

“La realtà è più forte dell’arte. Come artista non voglio riflettere una realtà, ma voglio metterla in discussione” (2009).

Attualmente vive e lavora fra New York e Bruxelles.

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About Ilaria Bibbo

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