L’AMORE, LA LINEA, LA VITA: 60 MINUTI SUL TAPIS ROULANT

Da il 11 giugno, 2013

sporty-dresses-yamamay-per-la-primavera-estate-2013Lascio dietro di me le indignazioni serali da ‘Santanchè onnipresente’, rifuggo da ogni tentazione di analizzare il sogno di questa notte (una conferenza stampa in cui una me stessa, giovane e inadatta, si trova al cospetto della magnifica Natalia Aspesi). Lascio perdere anche lo studio comparativo dei miei due oroscopi preferiti, gli unici che riescano ad inventare per il Cancro un simulacro di piacevolezza. E’ tardi, devo andare.

Prima di uscire vengo quasi catturata da un titolo di copertina: “Mi occupo d’amore”, ma ora non ho tempo, e poi, l’articolo sarà alla sua altezza? Sfiorerà la bellezza di quella sintesi che lo annuncia?

Attraverso un parco a piedi e rinnovo la decisione di abbandonare i pensieri, le riflessioni, e soprattutto le elettrizzanti promesse della Campagna Elettorale Permanente. Quando tornerà tutto normale? Quando torneremo a crogiolarci nel nostro amato “tanto nulla è cambiato come al solito”? Passo dopo passo mi scrollo tutto di dosso, chiedo una pausa, pratico la sospensione del giudizio e mi concentro su quella bella immagine nell’ultima pagina del catalogo Patagonia. Troppo facile snobbare una delle tante Minetti in circolazione, ma provateci voi a sentirvi fieri e sicuri nelle vostre culotte de cheval di fronte a una californiana politicamente corretta, sospesa in verticale, arrampicata su una parete impossibile, con addosso il cotone organico del signor Chouinard

Rimando ad altri momenti le domande più intime da porre a me stessa. Una fra tutte, ma non è che quelle zeppe da geisha appena prese rischiano di minare alla base il mio femminismo? E non sarebbe il caso di rileggere quel ‘Donne che corrono con i lupi’ – con le zeppe non si può correre! -, avuto in dono un po’ troppo presto?

Arrivo in palestra, solite scarpe giapponesi da corsa (senza zeppe), una maglietta a caso della collezione ‘magliette scolorite’, e inizio il mio allenamento. Non voglio mete impossibili, non voglio ad ogni costo quello che non ho, il tono muscolare non è democratico, me ne faccio una ragione.

Silenziosa scivolo sul tapis roulant ed eccomi a ripromettermi nelle impostazioni manuali l’obiettivo ‘camminata veloce su strada lievemente in salita’, tempo: sessanta minuti. Premo lo Start e con le stesse emozioni e motivazioni di un pollo in batteria, mi avvio per la mia strada fatta di docili pendenze. Il tizio che mi sta accanto corre tutte le mattine come un pazzo, si guarda fisso nello specchio con sguardo vincente e ci fa sentire delle nullità. Ma si sa che le vite non sono paragonabili. E non è male camminare su un terreno artificiale, con la musica, in un clima sempre mite mentre là fuori imperversano le piogge monsoniche. Le luci al neon mettono in risalto un colorito infame ed ho il sospetto che gli specchi siano leggermente dimagranti. Infilo le cuffiette e mi isolo nella mia personalissima scelta-casuale-di-brani perché arrivano le ‘quote rosa’ del mattino. Ormai ho preso il ritmo e sono spiacente ma no, non posso cedere loro il mio posto per far sì che stiano vicine. Sbagliate però a pensare che le Due Mamme si mettano lì in silenzio a fare ciò per cui pagano un abbonamento mensile. Sì, sbagliate, perché iniziano una conversazione di quaranta minuti sui rispettivi affetti più cari. Sfilo le cuffiette perché non so resistere all’impulso di ascoltare ciò che dicono, sono una vera antropologa io… Mi rimetto subito le cuffiette perché ho sentito abbastanza. Dopo un breve confronto su tutto ciò che sono costrette a fare nella giornata (costrette?) e sui mariti che non partecipano abbastanza – alla moda di Ivan Cotroneo sul web – (che poi che ci sarà da ridere se molte donne vivono così? Non sarà il caso di ricominciare una dolente riflessione prima o poi?), si passa ai figli che le schiavizzano, geni incompresi che trovano a scuola insegnanti sempre pronti a svilire le loro sensibilità. Vorrei fermare il tappeto e urlargli contro: Tutto qui? Finito? Siete sicure di non volere altro? Proprio sicure di non desiderare qualcosa di più? Non so, vogliamo parlare anche delle macchie ostinate? E tutto d’un tratto – che Betty Friedan e le altre mi perdonino – mi sembra di afferrare fino in fondo quanto sia ridicolo in questo paese voler parlare di quote rosa. Giuro che se dovessero chiedermi se ho figli, rispondo che mi occupo di traffico internazionale di organi.

Torno all’allenamento, e alla motivazione da criceto in gabbia. Cammino veloce e in realtà non vado da nessuna parte, come capita anche nella vita, e trasformo la fase finale della mia camminata in una sfida con la mia piccola e inconsistente forza di volontà. Devo farcela, chiudo gli occhi e immagino di afferrare per sempre la Caducità del Bello, chiudo gli occhi e immagino di cancellare per sempre la Pelle a Buccia d’Arancia. Apro gli occhi e penso che ‘Per brevità chiamato artista’ (De Gregori) non sia adatto a supportare lo sforzo aerobico finale, allora spengo il mio iPod, e mi concedo un ritmo più consono. Evviva, c’è ‘I Follow Rivers’ (The Magician Remix) a tutto volume, musica ballabile e testo quasi da stalker, perfetto per concludere. “Sei il mio fiume che scorre forte, 
scorre profondo, selvaggio ,
io, seguo, ti seguo…
” Ti seguo,
 io seguo fiumi. E poi sul monitor di una Mtv senza audio una straordinaria Caterina Guzzanti vomita un tortello di zucca in una grandissima performance.

Traguardo raggiunto. Sessanta minuti di fatica vera, sessanta minuti di pensieri inutili e musiche inutili, e sessanta addominali a terra per scagliare la rabbia sociale di ieri contro la pancia riluttante di oggi. Approfitto della distrazione dei miei sensi di colpa, e con piglio anarcoide salto l’intero ciclo delle macchine destinate a ciò che va dalla vita in su. Saluto i pochi ‘colleghi’ e mi avvio tronfia e vincitrice verso lo spogliatoio.

Sulla porta un cartello ci aveva avvisato: “Non è uomo forte e valoroso colui che fugge la fatica”, Sofocle. E oggi ci sentiamo davvero forti e valorosi, di mattina presto, in un’atmosfera artificiale, paonazzi e sudati, con l’impressione di aver vinto almeno un po’ contro un nemico tutt’altro che galantuomo.

Torno a casa, al mio tavolo e alla realtà. Dov’era quel titolo che mi era piaciuto? “Mi occupo d’amore”, ora lo cerco. La camminata veloce poi mi mette di buon umore, sento che posso affrontare tutto. Leggo prima di tutto il giornale.

Un bambino di due anni muore in macchina dimenticato in un parcheggio; e forse anche voi non lo sapevate, Enzo Cucchi è morto perché quella sera si era picchiato a sangue da solo.

Vorrei piangere tutto il giorno.

About Francesca Ventura Piselli

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