TRANSCENDENCE: JOHNNY DEPP DIVENTA IL SUO DIO PERSONALE

Da il 28 aprile, 2014

TranscendenceWally Pfister debutta alla regia parlando di Trascendenza (Transcendence), la coscienza di sé, ciò che ci permette di essere umani. Ma è pure vero che sono l’errore, la latenza, l’intuizione a renderci tali; perciò come può un sistema perfetto, che agisce solamente secondo principi logico-matematici e che ricorda tutto, ad essere ancora uomo?

Il regista affronta diverse tematiche senza lasciarne nemmeno una incompleta e sviluppandole tutte progressivamente e uniformemente, inserendo anzi interessanti riferimenti (ad esempio una stanza d’hotel prenotata a nome Turing, riferimento al primo scenziato/informatico che negli anni ’50 paragonò la mente umana a un computer), utilizzando un cast meraviglioso che già da solo è in grado di dar profondità ai personaggi.

I temi sono la storia d’amore tra Will (Johnny Depp) Evelyn (Rebecca Hall),  che cerca di sopravvivere a una morte prematura di lui; il conflitto etico sui limiti della tecnica;  i limiti dell’uomo stesso, e una guerra tra scienziati iper-positivisti e hacker che vogliono fermarli ad ogni costo.

Durante il film si ha in generale la sensazione che le due parti che confliggono abbiano qualcosa in comune.  Le “macchine” sono in grado di rigenerarsi, di agire sia singolarmente che collettivamente connettendosi l’una all’altra grazie al loro Dio, lo scienziato Caster diventato ormai un’intelligenza artificiale onnipresente e onnisciente per mezzo della sua stessa invenzione. L’uomo è già di per sé connesso in una rete che avvolge il mondo intero, è già in ogni goccia d’acqua e in ogni soffiata di vento, e non grazie alla tecnica. Se nel sistema creato dai due scienziati ciò è più evidente, è semplicemente perché è appunto una società basata sull’Autocoscienza; e infatti, come si può arrivare a capire che si è connessi al mondo intero se non con tale mezzo? Lo scarto col mondo più “umano” sta nel fatto che non tutti raggiungono questa meta.

La locandina ufficiale del film dice “Ieri il dottor Will Caster era solo un umano“. Ma nella pellicola, forse senza volerlo, si ridà valore all’Umano, poiché poteva sembrare che questi nuovi Ubermensch fossero una razza superiore; ma l’Oltreuomo non cerca di battere la morte, la accetta, e sta proprio in questo la differenza tra le due parti. E’ l’uomo primordiale a vincere sul potenziamento tecnico.

Di base rimane comunque la storia di un amore, che cerca di sconfiggere la morte per rimanere ancora insieme, paradossalmente non capendo che non sono le sinapsi a fare l’Uomo e che ogni attimo di vita ci rende vivi in eterno.

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