YARA GAMBIRASIO, IL DNA, E QUELLA MACCHINA ROSSA

Da il 10 aprile, 2013

Chi di voi non ricorda il mistero della Uno Bianca? Un gruppo di persone, alcune
delle quali legate direttamente e non alle forze dell’ordine, dalla fine degli anni ’80
e per un decennio circa si spostavaper tutta l’Emilia Romagna con una piccola
utilitaria (solitamente una Uno Yara5Bianca). Per chi ha vissuto quegli anni ricorderà che
la psicosi della Uno Bianca, in tutto il territorio emiliano ed anche fuori, dilagava.
Questi personaggi, oggi in carcere, commettevano stragi e omicidi di ogni tipo. Da
attacchi a campi Rom, all’uccisione di poliziotti in servizio; da rapine a mano
armata in banche, a rapine da 1.000.000 di lire in autolavaggi, sempre con morti al
seguito, persone uccise senza motivazioni legate necessariamente alle rapine, ma
spesso semplici passanti che si trovavano nel posto sbagliato al momento
sbagliato.
Il Caso di Yara Gambirasio mi ha fatto pensare ultimamente a questa triste vicenda
della storia recente del nostro paese, e vi spiego il perché, non prima però di aver
spiegato brevemente i fatti.
Molti di voi sanno che per arrivare all’assassino di Yara (tutt’oggi ancora in libertà),
sono state battute moltissime piste, ma la più accreditata e conosciuta è senz’altro
quella che riguarda le migliaia di prelievi di DNA fatti praticamente in tutta Italia.
Troppo spesso si è diffusa la notizia che gli inquirenti erano vicini alla verità,
notizia poi puntualmente smentita. Quello che sappiamo in merito è che fu
riesumato il corpo di Giuseppe Guerinoni, deceduto nel 1999, perchè il suo DNA
era altamente compatibile con quello ritrovato sugli slip della piccola Yara. Dunque
gli inquirenti ritenevano che Giuseppe Guerinoni fosse il padre biologico
dell’assassino di Yara, un figlio illegittimo avuto da una relazione extra-coniugale
del quale però a tutt’oggi non vi è traccia.
Il tempo delle indagini ormai è scaduto. Tutto è momentaneamente fermo. Sembra
quasi che il mistero del delitto di Yara sia finito in un vicolo cieco. Ed è qui che la
mente mi ha portato a ripensare al mistero della Uno Bianca, anche se dell’auto di
cui sto per parlarvi, non sappiamo la marca e nemmeno il modello, ma solo il
colore. Un’auto rossa.
Molti di voi non sono a conoscenza del fatto che nel periodo in cui è stata uccisa la
piccola Yara, altri fatti inquietanti sono avvenuti in quelle stesse zone. Il corpo della
ginnasta fu ritrovato in un campo incolto vicino una discoteca il 26 Nnvembre del
2010. Il 24 Dicembre dello stesso anno, scompare una ragazza da Martinengo
(una frazione che si trova a pochi Km da Brembate). Il suo corpo viene poi ritrovato
in prossimità degli argini del fiume Serio. La ragazza è senza pantaloni, con una
vistosa ferita alla testa ed un polso tagliato. Nonostante questi indizi inequivocabili,
il caso verrà archiviato come suicidio. Quello che in molti si chiedono è il perché la
ragazza, se davvero si è suicidata, non avesse i pantaloni addosso, ma distanti
una trentina di metri da lei. Se li è tolti prima di farla finita? I familiari non hanno mai
creduto all’ipotesi del suicidio. La ragazza in questione aveva 22 anni, un lavoro
dignitoso in una fabbrica di vestiti e non era assolutamente una persona depressa.
Il caso è stato seguito da Letizia Ruggeri, lo stesso PM che ha seguito il caso di
Yara e, nonostante le innumerevoli contestazioni, lo ha archiviato come suicidio. Il corpo
della vittima verrà successivamente cremato per volere della famiglia e delle loro
credenze religiose.
Ma cosa c’entra questa storia con l’omicidio di Yara? In qualche modo c’entra,
perché anche Yara, come la ragazza di Martinengo, aveva i medesimi tagli ai polsi.
Ma non è tutto.
16 Gennaio 2011. Un mese dopo la morte della ragazza archiviata come suicidio,
avviene un fatto inquietante nei pressi della discoteca di Cignolo d’Isola, a pochi
passi da dove fu ritrovato il corpo della piccola Yara. Un ragazzo di 26 anni, Eddie
Castiglio, esce dalla discoteca. Verrà ritrovato massacrato e con il volto sfigurato
vicino ad una cabina telefonica poco distante dalla disco. Lui era dominicano e
quindi si è pensato immediatamente a un regolamento di conti tra bande rivali nel
traffico della droga. La madre del ragazzo si è sempre battuta contro questa
ipotesi; in più da un esame tossicologico sul cadavere non è risultata l’assunzione
di nessun tipo di droga.
Spunta fuori un fatto agghiacciante. Il 20 Novembre 2010, prima di essere ucciso,
Eddie fu pestato a sangue. Tornò a casa con il naso rotto, un dito tagliato quasi di
netto così come i capelli anch’essi tagliati. Lui dirà alla madre che aveva chiesto un
passaggio a dei marocchini. Un testimone confermò il racconto di Eddie,
aggiungendo un particolare. L’auto dove salì il ragazzo era di colore rosso.
Tornando indietro con la memoria, vi ricorderete di Tironi, il primo testimone che
spuntò fuori dopo la scomparsa di Yara. Ve lo ricordate? Disse di aver visto la
ragazzina che tornava verso casa. La riconobbe, era proprio lei, con la coda di
cavallo e i leggings neri. Poi aggiunse un particolare che oggi mi risuona in testa.
Mentre Yara camminava sul marciapiede, vede un’auto sulla strada che si accosta
e procede a passo d’uomo e con le doppie frecce accese al fianco della ragazzina.
Dentro vi erano più persone che le dicono qualcosa. E lei, mentre cammina, si gira
verso l’auto e fa un sorriso. E cosa aggiunge Tironi alla fine? “Era un’auto rossa”.

About Gianluca Di Febo

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*