FINO ALLA FINE DEL MONDO

Da il 27 marzo, 2012

Quella volta che partecipai a una seduta di un particolare tipo di yoga. In spiaggia, a Francavilla, capitale delle gelaterie con bariste russe. Bisognava chiudere gli occhi, liberare la mente e compiere un rapido movimento ascensionale con le mani. La kundaline, l‘energia primordiale, si sarebbe sicuramente sprigionata fuori di ognuno di noi. Così ci saremmo ricongiunti all‘universo e all‘interezza delle nostre funzioni vitali. L‘interesse collettivo si appuntò su di me, che ero il novizio di turno. “Hai goduto del flusso taumaturgico della kundaline?”. “No”. “Ti senti un uomo nuovo?” “Boh”. “Vedi danzare dinanzi a te un gigantesco carisma incarnato? Afferralo!”. Le uniche presenze carismatiche che vidi danzare dinanzi a me furono – ma non ebbi il coraggio di afferrarle – i mirabili glutei di una tipa in perizoma. A stento i devoti dissimularono il proprio sdegno. A loro la kundaline aveva rivoluzionato l‘esistenza. Uno, un ex soldato della Legione Straniera, era diventato scrittore fetish di rango col bestseller “Dagli epistolari alle Pratiche Dannunziane“. Una, un passato da groupie di ‘Nduccio, si batteva adesso contro il genocidio dei feti, predicando, nella pausa-pranzo, sulla Strada Parco. Io, pur tentato da un lavoretto su una piattaforma Agip zona Mar Nero, nonché smanioso di crepare in un teatro di guerra da italiano vero, avrei continuato a non fare un cazzo come prima. Sopraffatto dalla vergogna, o forse dalla kundaline in assetto da vendetta, caddi in trance. Sopraffatto dalla consueta canna, mi addormentai.

E il cielo divenne nero e la fine del mondo si avvicinò. E il sole cominciò a sanguinare e il mio ultimo desiderio si avverò.

Sognai di prendere la pelle di Johnny Sfattone, lo sflashato che è un‘istituzione. Ha trent’anni e lo si incontra sempre nel ventre molle della Pescara alternativa, in ogni concerto di area indipendente, al seguito di qualche sound-system pacifista o antiproibizionista, ovunque vibri un bongo e si faccia casino. Tutte le sere, da tempo immemore, Johnny Sfattone mette in scena il suo inalterabile rituale. Si sfila la t-shirt e se l’arrotola in testa, alla maniera dei guerriglieri feddayn. Inizia, che sia estate o inverno, a ballare, a torso nudo, flaccido e bitorzoluto, e il suo è un ballo tarantolato e tarantiniano, a bassa fedeltà, sommario, robotico, perpetuo. Si piega e vomita, risorge; fa il gesto delle corna e urla “rock‘n‘roll!”. Talvolta si accompagna con una sua collega sflashata, detta Miriam Sfattona La 40enne, altresì nota perché la dà a targhe alterne. Per cortesia. Per fierezza. Se le tocchi il culo assumendoti virilmente le tue responsabilità. Se le sussurri a un orecchio “quanto sei trash tardona mia”. Sognai la vita come un eterno sballo. Fino alla fine del mondo, della notte, della storia. Kundaline! Rock‘n‘roll.

About Maurizio Di Fazio

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*