IL GUARDIANO DELLO ZOO DI PESCARA

Da il 7 giugno, 2013

Mi parlava dei nuovi sud del mondo e di vecchi stalattitici nord del cuore, di atei misticismi meccanici e di estetiste politicamente scorrette, e dell’Other World Kingdom, repubblica autonoma invertita di carattere sadomaso governata da dispotiche veneri in pelliccia con frustino; e mi parlava della centralità dell’inseguimento della vagina nell’abilità mitopoietica dei giovanissimi narratori trentenni di quartiere, e del suo lungo periodo buio trascorso al servizio della spietata cosca che gestiva il contrabbando di cd clandestini post-rock made in Cina, o di quella volta che, fumando prelibata erba albanese, riuscì a incunearsi sul palco del festival Tora Tora e a gridare “Subsonica, siete un’ernia cronica! Meganoidi, i miti dei bongoloidi! Cristina Donà, ma chi ti si fa!”.

Era bello era moralmente edificante, eagenzie di comunicazione a pescarara emotivamente elettrizzante star lì ad ascoltarlo, in location povere e mutevoli, di notte, talmente tanto notte che, forse, non era vero niente. Star lì a sentirlo, ad applaudire con silenziosi boati dell’anima i suoi racconti vividi come una salsiccia ben cotta e invitanti come una sgasata birra Moretti da tre litri. E sempre ci rivolgevamo a Lui con la sincera deferenza e devozione che si è soliti tributare agli acclarati Maestri del Pensiero della nostra epoca, chi lo chiamava Mettici Doppia Salsa Piccante, chi Libero di Mente e di Corpo chi, infine, in senso lato e sinottico, il Guardiano dello Zoo di Pescara. E sempre Lui, che aveva cambiato mille arti e mestieri, era stato anche venditore ambulante di mangime simil-Dc per i buffet mondani della sinistra riformista, buttafuori anoressico forbito e gentile, correttore di bozze e di ragazze cozze, feroce corsivista sul numero zero di una rivista precocemente abbattuta che si batteva contro il Capitale non disponendone affatto, di un capitale; e sempre Lui, che aveva sperato invano, si rivolgeva a noi con l’antico fatalismo di un quarantacinquenne che viveva ancora coi suoi e che da Marx e da José Bové, dai teologi della liberazione, dalla laurea in scienze politiche, dall’elettronica contaminata e dalle performance con sangria della pace, dalle donne, aveva  ricevuto solo delusioni. Eppure sorrideva sempre, tutte le notti, nere come un vinello della casa non compromesso a forza di malcelati sputi. Eppure piangeva amore.

Ma senti un po’, Guardiano, adesso, che fine hai fatto? Torna, su, ridiscendi dal mistero della tua cosmo-provinciale saggezza. Torna da un futuro che è oggi. Ci diceva: “Non fatevi trattare come animali alternativi in cattività. Non rintanatevi nelle vostre piccole cover-band”.

E’ morto e risorto prima che lo sfiorasse il sole.

About Maurizio Di Fazio

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