Bologna ci riprova: portici come patrimonio dell’umanità

Da il 18 Febbraio 2020

BolognaDunque, Bologna ci riprova. Dopo il primo infruttuoso tentativo del 2006, il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale per L’Unesco ha riproposto ufficialmente i portici della città come sito Patrimonio dell’Umanità per il 2021. Tale candidatura va ad aggiungersi alle altre espresse in precedenza, e cioè: per il 2019Alpi Mediterranee”, un progetto che coinvolge regioni di Italia, Francia e Principato di Monaco, e “Colline del prosecco di Conegliano e di Valdobbiadene”; per il 2020Padova Picta-Giotto, la cappella degli Scrovegni e i cicli pittorici di Giotto”, e “Great Spas of Europe”, che investe dieci località termali europee (Montecatini Terme per l’Italia).

Il dossier proposto attualmente allo studio degli esperti mondiali ritiene che l’iniziativa Portici di Bologna sia in possesso di tutti i requisiti richiesti dallo statuto, in quanto “rappresentano un elemento identificativo della città, sia per la comunità che per i visitatori, che sono un punto di riferimento per uno stile di vita urbana sostenibile, in cui gli spazi religiosi, civili e abitativi sono perfettamente integrati”. Dodici i tratti selezionati tra i 62 chilometri di portici localizzati sia in centro che in periferia: via Zamboni, il Paviglione con Piazza Maggiore, il quartiere Barca, via santa Caterina, via Santo Stefano e piazza della Mercanzia, via Galliera e via Manzoni, strada Maggiore, Baraccano, portico della Certosa, piazza Cavour e via Farini, Forno del pane, san Luca.

Si dirà: ma cosa c’entrano i portici di una città dalla lunga e fascinosa storia come Bologna con un genere di riconoscimento che è solito premiare bellezze paesaggistiche e museali? C’entrano eccome ad assecondare quanto richiesto dallo statuto all’Agenzia, che cioè “non basta essere belli o antichi: bisogna essere unici, straordinari, di rilevanza mondiale, in campo architettonico, culturale e identitario”.

Qualche cenno storico. I prodomi del fenomeno risalgono all’Alto Medioevo quando, nell’ottica di aumentare gli spazi abitativi per la crescente popolazione  si eressero i primi archi con funzione di sostegno all’innalzamento dei piani superiori. Nel 1288 il Comune ordinò che ogni abitazione di nuova costruzione si dotasse di un portico e che questo fosse adibito a spazio pubblico. All’inizio i manufatti erano esclusivamente, fino a quando, nel 1568, il Governatore Pontificio pretese e ottenne che fossero trasformati in pietra o laterizio. Nella seconda metà del XVI secolo comparvero alcuni tra i più rappresentativi portici della città. Per esempio, quello che sostiene la chiesa dei santi Bartolomeo e Gaetano in strada Maggiore e il loggiato del Palazzo del Monte. Risalgono agli anni del Rinascimento il Portico laterale della basilica di San Giacomo Maggiore, quelli del Palazzo delle Libertà e del palazzo BologniniIsolani, il portico dei Bastardi e quello del Paviglione (139 metri di lunghezza con 30 arcate).

Da segnalare all’esterno del centro storico il portico degli Alemanni, 167 archi distribuiti su 650 metri di lunghezza costruito dai Carmelitani scalzi, il portico della Certosa al cimitero monumentale, quello della basilica di Santa Maria dei Servi e, straordinario in ogni senso, quello di San Luca che, con i suoi 5796 metri e le 666 arcate edificate tra il 1674 e il 1721, conduce al Colle della Guardia. Va ricordato che delle antiche arcate in legno resiste solitario il portico di Casa Isolani, nove metri di solida quercia che mantengono inalterato il fascino medioevale del sito.

Questo l’assunto, ma sarà sufficiente per superare in primis la concorrenza delle altre proposte nazionali in lizza, poi a ottenere l’ambito riconoscimento? L’augurio è questo, anche per premiare tutti coloro ‒ amministrazione cittadina  sponsor privati e volontari ‒ sono chiamati ad affrontare impegni finanziari e di tempo non di poco conto. Ma, va detto, se la cosa andasse in porto, i risvolti turistico-economici sarebbero infinitamente più importanti considerando la  forza trascinatrice di un Marchio come quello garantito dall’UNESCO

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